Perché se a Roma saltasse Raggi, per il Movimento sarebbe una disfatta

Parma, Quarto, Livorno, Roma. Quattro città governate dai Cinque Stelle, quattro situazioni simili con amministratori indagati. Quattro risultati diversi. Nella prima è stato sospeso il sindaco, nell’altra la prima cittadina espulsa, nel terzo caso non si è intervenuti, nella Capitale invece si va verso le dimissioni dell’assessore indagato ma non della sindaca bugiarda. Perché se […]

Parma, Quarto, Livorno, Roma. Quattro città governate dai Cinque Stelle, quattro situazioni simili con amministratori indagati. Quattro risultati diversi.

Nella prima è stato sospeso il sindaco, nell’altra la prima cittadina espulsa, nel terzo caso non si è intervenuti, nella Capitale invece si va verso le dimissioni dell’assessore indagato ma non della sindaca bugiarda.

Perché se a Roma saltasse Virginia Raggi, per il Movimento sarebbe una disfatta. Significherebbe ammettere che i grillini hanno fallito la prima vera esperienza di governo. Che l’incompetenza e la disorganizzazione hanno prevalso. Che non si è riusciti a trovare una squadra coesa nonostante le probabilità di vincere fossero altissime da mesi. Allora come poter aspirare a una futura maggioranza in Parlamento? Per non parlare del fatto che la crisi della giunta Raggi è scoppiata su questioni banali, non per scelte politiche importanti e divisive, o per scandali come quello di Mafia Capitale. Sembra, in ogni caso, che le sorti di una amministrazione 5S dipendano da convenienze e legami. Pizzarotti è sempre stato critico nei confronti dei piani alti, ma troppo ingombrante per essere liquidato. L’espulsione dell’anonima Capuozzo è servita a cancellare rapidamente -e senza danni collaterali- una macchia sulla fedina morale, a Livorno si è deciso di non procedere per la lealtà dimostrata da Nogarin, mentre a Roma -come detto- sarebbe suicida chiedere le dimissioni della neosindaca.

Mancano, dunque, regole precise. E soprattutto chi le faccia rispettare. Si pone -per l’ennesima volta ma in modo amplificato- il problema di una gerarchia di comando all’interno del Movimento. Un qualsiasi militante risponderebbe che è sovrano il voto online. Ma in quante occasioni è stato interpellato? E con quali interferenze? Soprattutto, quale il legame tra blog e Grillo -ufficialmente solo portavoce e garante? Che funzione ha il Direttorio e quali sono i rapporti di forza all’interno di questo? E la Casaleggio Associati, i post anonimi online, l’autonomia del singolo amministratore locale?

Ecco allora che Roma diventa laboratorio per un nuovo Movimento: strutturato, forse più “partito”. Iniziando dall’accantonamento di uno sterile e spesso tradito “uno vale uno”. Si tratta, paradossalmente, di un’occasione fortunata che dà la possibilità di fare esperienza a elezioni (teoricamente) lontane. E con tutti i sondaggi favorevoli. Ma attenzione: potrebbe essere l’ultima volta che gli elettori Cinque Stelle dimostrano tanta pazienza. Se vincerà questa sfida, il Movimento avrà forza e assetto per presentarsi come forza di governo; in caso contrario, avrà dimostrato che non ci si può ancora fidare.

 Giovanni Succhielli-Pressenza