Trump: non tutti i muri vengono per nuocere

Se Trump manterrà l’opzione di rivedere i rapporti USA-Europa in seno alla NATO, questa potrà essere l’occasione per mettere in discussione la pretesa che l’integrazione europea sia fonte di pace (questo alibi non funziona più).   A proposito della guerra Una delle sole proposte chiare del Signor Trump candidato è stata quella, se eletto, di cacciare […]

Se Trump manterrà l’opzione di rivedere i rapporti USA-Europa in seno alla NATO, questa potrà essere l’occasione per mettere in discussione la pretesa che l’integrazione europea sia fonte di pace (questo alibi non funziona più).

 

A proposito della guerra

Una delle sole proposte chiare del Signor Trump candidato è stata quella, se eletto, di cacciare immediatamente dal territorio degli USA tutti gli immigrati cosiddetti clandestini e di portare a termine, consolidandola, la costruzione del muro, iniziata nel 1994, su tutta la lunghezza della frontiera Stati Uniti-Messico, « da costa a costa ». Una volta terminato, il muro – che i Messicani chiamano « il muro della vergogna » – sarà lungo più di 3.140 km, pari al doppio dei chilometri che separano Roma da Kiev. Solo la grande muraglia cinese, costruita nel III secolo prima di Cristo per difendere la Cina contro le invasioni dei Mongoli, e mantenuta in funzione fino al ‘500 , ha raggiunto i 3.400 km. Il muro degli USA non ha nessuno scopo difensivo contro aggressioni esterne. Come il muro di Berlino fu costruito per impedire agli abitanti della Germania Est di fuggire dal paese, il muro degli USA vuole impedire soprattutto alle popolazioni contadine messicane di emigrare negli USA dopo che tutte le loro terre sono state accaparrate e trasformate in terre OGM dalle industrie agroalimentari e farmaceutiche USA.

 

I potenti fabbricano gli apartheid sociali ed umani e costruiscono i muri di segregazione

In questi ultimi anni anche la stragrande maggioranza degli Stati membri dell’Unione europea hanno innalzato nuovi muri, specie nei confronti della nuova ondata di immigranti in fuga dal Medio Oriente, Asia Minore e Africa subsahariana dalle guerre, dall’impoverimento e dalle persecuzioni etniche e religiose di cui i paesi europei sono in parte responsabili assieme alle classi dirigenti locali. Se si aggiungono il muro tra ciprioti turchi e ciprioti greci e, soprattutto, il muro innalzato da Israele tra israeliani e le popolazioni palestinesi del territorio a colabrodo in cui Israele ha ridotto la Palestina, è certo che siamo ritornati ai tempi feudali e medievali delle « città-Stato» murate, dominate dalle guerre e dai conflitti fratricidi in seno ad «imperi». Si pensi oggi alle «gated cities» create a migliaia nel mondo intero nelle grandi città e megalopoli.
La differenza con il passato è che gli imperi di oggi ci sono realmente, sono molto più dominatori ed oppressori di quelli del passato e che le armi a disposizione dei guerrieri imperiali e dei loro vassalli sono infinitamente più distruttive e penalizzanti di quelle in uso ancora nel ’800. La «civiltà» odierna dei muri è strutturalmente anti-umana perché sempre più tecnologizzata (si pensi all’uso di high tech per creare frontiere effettivamente invalicabili).

 

Ma gli esclusi, i dimenticati, si rivoltano e, grazie allo strumento democratico delle elezioni, mandano a gambe all’aria tutti i potenti che credevano essere gentili perché compassionevoli e si affidano a un potente populista, truculento, non amato dalle élite oligarchiche ben «borghesi», ma che i dimenticati vedono come uno di loro.

Ciò è gia avvenuto negli USA 30 anni fa con l’elezione alla presidenza dell’attore cowboy Ronald Reagan e in Italia con l’avvento al potere di Silvio Berlusconi. L’elezione sorpresa di Trump dimostra, in effetti, un’altra grande differenza con il passato: la forza di cui possono disporre i popoli e i cittadini grazie ai pur incompleti e fragili sistemi democratici. Quali che siano le analisi più approfondite e rigorose che si potranno fare nei prossimi mesi, mi pare evidente che una parte variegata del  popolo USA, sentendosi dimenticata da tutti i potenti, ha creduto (a ragione o a torto) che Trump possa ridare loro dignità e futuro contro i potenti elitari fautori di apartheid.
Siamo di fronte a una di quelle forme di mistificazione e di alienazione collettive di cui la storia ha «gratificato» l’umanità e dalla quale i popoli sono riusciti a liberarsi solo grazie a profondi capovolgimenti (rari perché difficili).

 

La presidenza Trump deve dare forza in Europa alle scelte in favore della pace e della sovranità comune e condivisa dei popoli europei. L’alibi USA è finito. E’ tempo di NATOexit.

A mio parere, se Trump manterrà l’opzione di rivedere i rapporti USA-Europa in seno alla NATO nel senso di esigere un maggiore impegno finanziario e militare dell’Europa, questa sarebbe l’occasione per gli Europei di mettere in discussione la pretesa che l’integrazione europea sia fonte di pace (questo alibi non funziona più). E’ tempo di rinegoziare l’uscita degli Stati dell’Unione europea dalla NATO e di definire una politica della sicurezza europea non contro gli USA ma autonoma, sovrana, pacifica, in stretto legame con la giustizia sociale, liberata dal dominio degli USA. E questo non può avvenire che nel rispetto dei processi democratici, in particolare attraverso diversi referendum popolari a livello nazionale ed europeo.
Chi ha paura di un referendum sull’indipendenza europea in materia di sicurezza comune sotto il controllo del Parlamento europeo?

Non certo l’umanità che da questi cambiamenti trarrebbe importanti benefici collettivi.

Riccardo Petrella-Pressenza