Covid. Galli: “Speriamo variante indiana non sia bomba a orologeria”

“Il messaggio che dovevamo dare e’ che non ci si puo’ comportare come se si fosse in una situazione normale, siamo ancora costretti a sottoporci a restrizioni. Chi parla di altro, o non ha capito la condizione in cui siamo o ritiene prioritarie altre cose. Le aperture sono state una scelta dettata da ragioni politiche, […]

“Il messaggio che dovevamo dare e’ che non ci si puo’ comportare come se si fosse in una situazione normale, siamo ancora costretti a sottoporci a restrizioni. Chi parla di altro, o non ha capito la condizione in cui siamo o ritiene prioritarie altre cose. Le aperture sono state una scelta dettata da ragioni politiche, nient’altro”. Cosi’ l’infettivologo Massimo Galli intervistato da Nursind Sanita’. Il direttore della Divisione universitaria di malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano avverte poi sul rischio varianti: “Quella inglese e’ molto presente in Italia e ha dimostrato grande capacita’ di diffusione e c’e’ purtroppo ragione di credere che sia anche discretamente piu’ letale, non solo nei grandi anziani. In ogni caso, ancor piu’ di fronte alle varianti- osserva- e’ necessario vaccinarsi, perche’ se anche si venisse contagiati da vaccinati la malattia sarebbe piu’ lieve e non mortale”. Quanto a quella indiana, “e’ una nuova bomba- dice Galli- che ci auguriamo non diventi una bomba a orologeria anche per noi”. Infine sui vaccini ci stiamo avvicinando alle 500mila dosi al giorno: “Speriamo di mantenere il ritmo, che dipende anche dalla costanza dell’approvvigionamento. Avendo le dosi per fare le 500 mila iniezioni, per raggiungere la situazione della Gran Bretagna ci servirebbero comunque circa 60 giorni”, conclude.