Egitto. Annullata condanna per Ahmed Samir Santawi, lo “Zaki Austriaco”

In Egitto un tribunale ha annullato una condanna a quattro anni di carcere per un ricercatore egiziano, stabilendo che il processo ricominci da capo il prossimo 21 febbraio, sempre presso un tribunale d’emergenza. La decisione è stata presa ieri, così come ha riferito ai media l’avvocato Ahmed Ragheb, mentre a Bruxelles era in corso un […]

In Egitto un tribunale ha annullato una condanna a quattro anni di carcere per un ricercatore egiziano, stabilendo che il processo ricominci da capo il prossimo 21 febbraio, sempre presso un tribunale d’emergenza. La decisione è stata presa ieri, così come ha riferito ai media l’avvocato Ahmed Ragheb, mentre a Bruxelles era in corso un incontro tra il presidente egiziano Abdel Fattah Al-Sisi e le istituzioni del governo belga, a cui la società civile aveva chiesto di fare pressioni affinché siano liberati i detenuti di coscienza.
Il caso riguarda Ahmed Samir Santawi, ricercatore di antropologia della European central university di Vienna. Lo studente era stato arrestato in Egitto a inizio 2021, dove era tornato per una breve vacanza in famiglia. Il tribunale per la sicurezza dello stato – una corte speciale istituita attraverso la legge sullo Stato d’emergenza del 2014, e abrogata solo qualche mese fa – era poi stato condannato a quattro anni di carcere con l’accusa di diffusione di notizie false in patria e all’estero, per via dei suoi studi accademici sui diritti delle donne e sulla storia dei diritti riproduttivi in Egitto.
Per la sua liberazione, a marzo oltre settanta organizzazioni per i diritti umani, tra cui Amnesty International, si erano fatte promotrici di un appello. A febbraio, l’organizzazione EgyptWide ha inserito la vicenda giudiziaria di Santawy in un report in cui si indicava l’arresto di studenti e accademici all’estero da parte delle autorità egiziane come una “precisa strategia” volta ad imbavagliare il dissenso e scoraggiare ricerche e studi che mettono in causa l’operato del governo del Cairo. Nel rapporto ‘Criminalizzare le menti: studenti e ricercatori egiziani nel mirino del regime’ figura anche il caso di Patrick Zaki, il ricercatore dell’Università di Bologna arrestato nel febbraio 2020 che ha scontato 22 mesi di carcere, il cui processo è stato aggiornato ad aprile. Per le numerose analogie che le due storie presentano, Santawy è stato definito dai media “lo Zaki austriaco”.
L’annuncio del rilascio del trentenne egiziano è avvenuto nella tarda serata di ieri, giorno in cui era arrivato a Bruxelles il presidente egiziano Al-Sisi per prendere parte al sesto summit Ue-Unione africana che si apre oggi e prosegue fino a domani, e punta a rilanciare la cooperazione tra i due blocchi continentali.
Al-Sisi, è stato accolto nella capitale belga da una folla di manifestanti che hanno invocato il rilascio dei detenuti di coscienza – stimati in diverse decine di migliaia – e della repressione in Egitto. Tra loro Amnesty International e Human rights watch, che hanno chiesto di “non stendere un tappeto rosso” per il leader egiziano.
Presente anche Ramy Shaath, noto attivista palestinese egiziano rilasciato lo scorso gennaio in cambio della rinuncia della cittadinanza egiziana e della deportazione in Francia, dove risiede la moglie Celine Lebrun. “Sono qui oggi per chiedere ai leader dell’Ue di parlare delle violazioni dei diritti umani in Egitto”, ha detto l’attivista alla testata Middle East Eye, aggiungendo che “la politica economica dell’Ue e i legami militari con il Cairo dovrebbero essere subordinati al miglioramento dei diritti umani nel Paese”.

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