Marcello Mariani al Maxxi dell’Aquila

Il  segretario generale della fondazione Maxxi, Pietro Barrera, presentando la nuova sede del Maxxi a L’Aquila all’interno del settecentesco palazzo Ardinghelli faceva  Una promessa alla città di L’Aquila e ai futuri visitatori :”“Oggi qui festeggiamo un miracolo: in un contesto in cui alcune realtà culturali chiudono, noi qui stiamo aprendo. I visitatori nei musei sono […]

Il  segretario generale della fondazione Maxxi, Pietro Barrera, presentando la nuova sede del Maxxi a L’Aquila all’interno del settecentesco palazzo Ardinghelli faceva  Una promessa alla città di L’Aquila e ai futuri visitatori :”“Oggi qui festeggiamo un miracolo: in un contesto in cui alcune realtà culturali chiudono, noi qui stiamo aprendo. I visitatori nei musei sono diminuiti del 36% in Italia nel 2021 e in questo momento di fallimento noi stiamo aprendo, ed è straordinario; ci siamo riusciti tutti insieme con grandissimo impegno, museo e città e oggi presentiamo la programmazione del 2022. Finalmente ci sentiamo sereni, è finito il tempo delle promesse, parliamo di un’istituzione culturale che sta in piedi e che ha incontrato il gradimento di 20mila visitatori nei primi mesi di vita, con eventi che hanno coinvolto tutta la città”.

A queste promesse il Maxxi ha fatto fede in questi mesi . A distanza di un anno dalla sua apertura ha voluto fare un omaggio ad un artista aquilano scomparso Marcello Mariani.  Il Maxxi di L’Aquila  ha ospitato recentemente   in una mostra diffusa dal suggestivo titolo “Omaggio a Marcello Mariani “ la sua “Croce archetipa” ,un’opera composta  da cinque tele disposte  sul pavimento a formare  una croce greca . La mostra è rimasta aperta  per il periodo delle festività natalizie dall’8 dicembre  2021 al 9 gennaio 2022. L’allestimento nella sede del Maxxi  ha fatto parte però di un percorso , quindi una mostra diffusa come si diceva , nei palazzi del centro storico di L’Aquila dove i visitatori hanno potuto continuare a vedere alcune opere di Marcello Mariani per documentare e testimoniare il rapporto di questo artista con la sua città. Alcune raffigurazioni della Croce archetipa riportano ad una dimensione di terra, di forme archetipiche che riconducono ad elementi naturali, mentre  altre forme rimandano ad una idea di ultraterreno, di angeli, quasi a volersi alleggerire dal peso e dagli eventi terreni per innalzarsi verso il divino. Il rapporto di Mariani con questi palazzi  racconta, in modo a volte suggestivo, la cura che egli aveva per  un mondo, quello della sua città, della città alla quale era fortemente legato,  tanto che lo si vedeva spesso recuperare  frammenti o reperti rinvenuti  casualmente per riutilizzarli nelle sue opere d’arte.. Un rapporto di grande intimità proprio con le cose anche materiali della città che come si ricorderà fu sconvolta da un sisma nel 2009. Ebbene in una intervista ad una emittente locale Mariani diceva : “Ho amato e amo questa città”, “però, dopo il sisma, tra noi è come se ci fosse stato un divorzio. Il giorno dopo il terremoto sono subito andato a raccogliere i detriti della casa e la terra del giardino; ho poi utilizzato la noce per il seppia ed il sambuco per il viola. Ho cercato, in questo modo, di reagire perché non avevo più nulla ed ogni cosa era distrutta. Ora sto cercando di riallacciare il rapporto con la città e la pittura in questo mi aiuta molto: tutte queste patine, questi muri, questi gialli sporchi, questi grigi su bianco. È tutto un quadro che ho guardato per prendere, digerire e dare di più”.

La mostra diffusa che il Maxxi ,in collaborazione con istituzioni , enti e privati ha voluto dedicare a Mariani  dunque  si è snodata  nella città di L’Aquila attraverso  un percorso della sua arte  con  la possibilità di vedere le opere in esposizione permanente presso alcuni edifici appunto della città che aprono,per l’occasione ,  le proprie porte ai visitatori. Dal Palazzo dei Combattenti, sede della Fondazione Carispaq in Piazza Battaglione Alpini a pochi passi dalla Fontana Luminosa alla sede di BPER Banca sotto i Portici di Corso Vittorio Emanuele, proprio di fronte all’ottocentesco Palazzo Cappelli Cappa che ospita la Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre Onlus, fino alla sede del Rettorato dell’Università degli Studi dell’Aquila di Palazzo Camponeschi: realtà queste che hanno attivamente collaborato alla realizzazione del progetto patrocinato del Comune dell’Aquila.

Per le visite va ricordato che Il MAXXI L’Aquila apre il giovedì dalle 16 alle 20, dal venerdì alla domenica dalle 11 alle 19. Chiuso dal lunedì al mercoledì . Ha effettuato aperture straordinarie: 8 dicembre dalle 11 alle 19, 11 dicembre dalle 11 alle 24, 23 dicembre-9 gennaio tutti i giorni dalle 11 alle 19, 24 e 31 dicembre dalle 11 alle 15 .

Le opere  potevano  essere viste gratuitamente  in tutte le altre sedi  con i seguenti orari:

Università degli Studi dell’Aquila – Palazzo Camponeschi: aperto da lunedì al venerdì dalle 7.30 alle 20. Chiuso il sabato e la domenica e nei seguenti giorni: 8, dal 25 dicembre al 2 gennaio 2022.

Bper Banca: aperto da lunedì al venerdì dalle 8.40 alle 13 e dalle 15 alle 16. Chiuso sabato, domenica e nei giorni festivi.

Fondazione Carispaq: aperto nelle giornate di lunedì, mercoledì e venerdì dalle 10.30 alle 12.30; martedì e giovedì dalle 15 alle 17. Chiuso sabato, domenica e nei giorni festivi.

Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre onlus: aperto dal martedì al giovedì dalle 15 alle 19. Aperture straordinarie 8, 11 e 19 dicembre, 6 e 9 gennaio dalle 11 alle 19. Chiuso negli altri giorni e il 5 gennaio.

Ho conosciuto  Marcello Mariani e ho visitato il suo studio in quella bellissima chiesa sconsacrata su Via Sassa a L’Aquila  perchè ,malgrado i suoi numerosissimi impegni e il suo lavoro, trovò il tempo di passare settimanalmente qualche ora con i ragazzi ristretti nell’Istituto Penale minorenni di L’Aquila in Via Acuqsanta di cui sono stato Direttore. I suoi incontri con i ragazzi ,un gruppo di giovani provenienti da ogni parte d’Italia,  ai quali insegnava i primi rudimenti del disegno e dell’uso del colore era ogni volta  un riepilogo e un riassunto di tutta la sua arte, di tutta la sua vita. Perchè in quelle lezioni  da volontario Marcello Mariani metteva tutta la sua essenza di artista  ormai affermato, riconosciuto  e lodato  impastata nella sua grande umanità. La sua statura umana, che rifletteva la sua arte, in quelle occasioni mi davano modo di pensare come  un’afflato  così alto che si ritrova nelle sue opere, come vedremo nei giudizi critici  che ho scelto per delineare un percorso,prendeva il sopravvento  in un umile incontro con i più giovani, con adolescenti  a cui dedicava  tempo non solo per insegnare tecniche ma anche per l’ascolto. Un ascolto che Marcello Mariani probabilmente ha  sempre messo in primo piano perchè la sua arte è fatta proprio della elaborazione di quei contributi  che appunto lo hanno aiutato a scegliere un percorso , un cammino che si è rivelato fonte di assolutezza regalata appunto alla pittura che è fatta di immagini, colori , sensazioni, visioni.

Scrive Gabriele Simongini  in” Il tempo dell’angelo e la pittura assoluta”  : “Marcello Mariani dipingeva il proprio  “Dreamtime”, il “Tempo del Sogno” di un’epoca antecedente alla cosmogonia, rivivendo in modi totalmente rinnovati e personali le suggestioni tratte dall’arte aborigena, ammirata durante i suoi tre soggiorni in Australia. Non a caso, fra i  segni più emblematicamente ricorrenti nelle sue opere spicca quella sorta di assolutezza regalata “boomerang magico” che, dall’alto delle rocce, l’artista aquilano aveva visto impresso dagli aborigeni nella sabbia del deserto australiano come simbolo  cosmico ed ultraterreno. E in realtà, da cercatore di felicità quale era, Mariani  inseguiva costantemente, ovunque egli fosse, le tracce del trascendente, non in  senso forzatamente confessionale, ma nella sua essenza profondamente radicata  e commista all’umano. Così, tutte le sue opere hanno anche l’apparenza di affreschi, di palinsesti, proprio perché si fondano su stratificazioni di memorie, di segni, di voci, di storie dimenticate. Per capirle bisogna pensare anche ai muri macerati dal tempo nel centro storico de L’Aquila, dove l’artista aveva un magnifico studio, in una ex chiesa sconsacrata, distrutto nel terremoto del 2009. “

Ma è Marcello Di Genova che ci aiuta a  porre qualche contorno all’opera di Marcello Mariani quando scrive  in “Marcello Mariani o dell’esistenzialità della pittura : “In Abruzzo l’onda lunga dell’Informale giunse nei primi anni Sessanta con le   importanti rassegne Alternative Attuali, curate a L’Aquila, curate a L’Aquila da  Crispolti, il quale appunto nella prima edizione del 1962 aveva dedicato con opere dal 1948 al 1961 un Omaggio a Burri, contornato da altre voci dell’Informale, che andavano da Alechinsky, Canogar, Brzozowsky, Hoeme, Goetz ai nostri Scanavino, Ruggeri, Leoncillo, Bendini e Vacchi, artista quest’ultimo che  nel ’63 era riproposto in Aspetti dell’arte contemporanea, nel cui ambito un  omaggio era dedicato a Fontana ed inoltre non mancavano altre proposte di  protagonisti dell’art nature.
L’Aquilano Marcello Mariani, che, tra l’altro, s’era diplomato in scenografia  all’Accademia di napoli, città per molti aspetti autre, cominciando a mettere in  pratica gli insegnamenti ricevuti nel Teatro San Carlo, tornato a L’Aquila non  mancò l’appuntamento con l’Informale. Ciò ovviamente fu facilitato dal fatto  che a tale appuntamento era stato preparato dai suoi viaggi per la Germania e
dal soggiorno a Parigi, dove aveva conosciuto Sartre e gli altri esistenzialisti.
In tali viaggi aveva visto ciò che aveva potuto sensibilizzarlo e contestualmente  predisporlo a sintonizzarsi sulle nuove istanze dell’arte, tanto che a L’Aquila  s’appropria facilmente del lessico informale sia per le suggestioni subite da Burri sia  per la condivisione dell’atelier con Piero Sadun.
Chi conosce a fondo la storia dell’arte contemporanea sa bene che l’Informale è  stato un linguaggio liberatorio per molti giovani, parecchi dei quali hanno  veleggiato verso altri lidi espressivi, magari tornando all’immagine, confluendo in  parte nella cosiddetta Nuova Figurazione (ed è il caso di Vacchi, per esempio), o  innestando le esperienze organico – viscerali nell’ottica pop (ed è il caso di
Pozzati, per fare un altro esempio). Ma per non pochi artisti l’Informale ha  costituito la “chiamata sulla strada di Damasco”, facendo scoprire loro la  profonda congenialità con quella lingua pittorica, com’è stato per Scanavino,  Scialoja, Ruggeri, per citare artisti convertiti all’Informale ed in precedenza  nominati. Marcello Mariani è tra questi ultimi. “

Sul sito personale (Marcello Mariani.it ) si può leggere la sua biografia . Marcello Mariani nasce nel settembre del 1938 a L’Aquila. La sua prima mostra personale risale al 1954. E’ allievo di Antonio Scordia e Domenico Spinosa. Compie studi artistici presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli ed inizia in questa città, presso il teatro San Carlo, i suoi primi lavori di scenografia.

Dal 1960 al 1962 viaggia in Europa, conosce artisti berlinesi e tiene una mostra personale ad Amburgo presso la Galleria Hadler, mentre a Parigi conosce Jean – Paul Sartre e gli esistenzialisti. Una volta rientrato in Italia si avvicina all’ambiente romano, e fa la conoscenza di Boille, Del Pezzo, Licini, Manzoni, Rotella, Lisi, Rauschenberg. Inizia a insegnare presso l’Istituto Statale d’Arte dell’Aquila.

Nel 1974 conosce Joseph Beuys, che rafforza la sua convinzione circa l’esistenza di una “terza via”, umana e sociale, al di fuori del capitalismo e del comunismo. è dello stesso anno la mostra collettiva con Accardi, Consagra e Guttuso presso la galleria “Il Fante di Quadri” a Civitavecchia.

Nel 1979 inizia un ciclo di viaggi in Oriente e in Australia, che culminerà con due diverse personali, nel 1979 e nel 1980 a Melbourne. Nel continente australiano viene affascinato dalla cultura tribale aborigena. Tornato in Italia, arricchisce la sua pittura informale di tracce materiche più calde, di superfici quasi murarie, come simboli originari di una condizione poetica ed umana universale. Sono questi gli anni della sua amicizia con Tullio Catalano, Marinucci, Crispolti e Gasbarrini.

Dal 1990 al 2000 partecipa a numerose esposizioni (“Ad usum fabricae”, 1995 e 1996; “Trasalimenti”, 1999 e 2000; “Alitalia per l’arte”, 1999) con artisti quali: Pistoletto, Merz, Mauri, Catalano, Pisani, Paolini, Nagasawa, Baruchello, Kosuth, Di Blasio, Spalletti, Castellani, Kounellis, Messina, Accardi, Ceroli, Del Greco, Dorazio, Arnaldo e Giò Pomodoro, Pace, Baj.

Nel 1997 Vito Apuleo presenta a L’Aquila la mostra personale “Archetipi”, con lavori dal 1971 al 1995; in catalogo scritti di Oliviero La Stella e fotografie di Johnny Ricci. Nel giugno del 1998 è allestita una personale a Melbourne presso le Brera Galleries.

Nel 2006 inaugura a L’Aquila una grandiosa mostra personale dal titolo “I Colori del Sacro” a cura di Silvia Pegoraro e con testi in catalogo di Ottaviano Del Turco, di Silvia Pegoraro e di Carlo Chenis. Interverranno durante la manifestazione, con recensioni ed interviste, Sergio Zavoli, Oliviero La Stella, Francesco Rivera ed il maestro Sergio Rendine che ha tenuto il grande concerto inaugurale nella chiesa-museo di San Domenico.

Nel 2007 è invitato da Silvia Pegoraro a Castelbasso a partecipare, insieme ai grandi maestri informali del secolo, a una rassegna completa sull’arte informale europea ed americana, con un opera del 1960 (Spazialità Cellulare). La grande antologica: “Nel Segno della Materia, pittura informale europea e americana”, annovera i più grandi pittori del Novecento: Burri, Fontana, Vedova, Marca-Relli, Pollock, Kline, Fautrier, Wols, Afro, Appel, Baj, Tàpies, Boille, Soulages, Hartung, ecc.

Nel febbraio del 2008, per i tipi di Mazzotta a Milano, esce il libro Marcello Mariani, Percorsi di Luce di Gianni Berengo Gardin, il grande maestro internazionale della fotografia. La preziosa monografia, a cura di Silvia Pegoraro, si aggiunge a quelle realizzate da Berengo Gardin negli studi di altri artisti, fra i quali Henry Moore, Sutherland, Vedova, Tancredi, Lucio Fontana.

Nel 2009 il Ministero per i Beni e le Attività Culturali (MIBAC), di concerto con la Sovrintendenza Speciale per il Polo Museale Romano ed il Museo Nazionale di Palazzo Venezia in Roma, dedicano a Marcello Mariani, una completa rassegna pittorica, nelle Sale Monumentali del Palazzo, con opere che vanno dal 1956 al 2007, curata dal Prof. Gabriele Simongini. Una sala del Museo viene dedicata, durante la mostra antologica, a Gianni Berengo Gardin, con foto originali sull’opera di Mariani. La mostra ottiene il consenso ufficiale del Senato della Repubblica a nome dell’emerito Presidente del Senato On. Franco Marini.

Nel 2011 rappresenta la pittura neoinformale italiana nella mostra “Regioni e Testimonianze d’Italia” presso il Complesso Monumentale del Vittoriano, in occasione del 150° Anniversario dell’Unità d’Italia. La mostra raccoglie il meglio della produzione artistica italiana, a partire dal 1861 fino ai nostri giorni. In essa vengono esposte le opere di settantasei grandi maestri tra cui: G. Balla, U. Boccioni, A. Burri, E. Vedova, G. Morandi, G. Dottori, M. Mariani, A. Martini, O. Licini, R. Barisani, T. Scialoja, Afro, Leoncillo etc. L’esposizione viene inaugurata personalmente dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

A distanza di pochi mesi Marcello Mariani viene invitato dal prof. Vittorio Sgarbi ad esporre al Padiglione Italia della 54° Biennale Internazionale d’Arte di Venezia. Il testo che  accompagna il profilo critico dell’opera del Maestro è scritto dal prof. Sergio Zavoli.

Nel 2012 espone di nuovo presso il Complesso Monumentale del Vittoriano, nella mostra “Archè”, a cura di Gabriele Simongini, con un gruppo storico dell’astrattismo informale italiano composto da Marcello Mariani, Vasco Bendini, Luigi Boille e Giulio Turcato. 

Nel 2015 espone a Milano presso il Padiglione Italia di EXPO con Berengo Gardin ed alla Fondazione Le Stelline in una mostra documentale con Lucio Fontana. 

Nel 2018, ad un anno dalla sua scomparsa, viene celebrato al Complesso del Vittoriano nella mostra “Marcello Mariani, Il Tempo dell’Angelo 1956-2014”, in contemporanea con le grandi mostre dedicate ad Andy Warhol e Pollock e la scuola di New York, nel triplice allestimento ideato dal gruppo Arthemisia. Una sezione della mostra è dedicata, presso gli spazi espositivi dell’Accademia di Belle Arti di Roma, alle opere realizzate dal Maestro, subito dopo il devastante terremoto dell’Aquila del 2009, con frammenti di macerie ed intonaci recuperati lungo le strade solitarie della sua città. Esse rappresentano, a giudizio unanime della critica, il primo esempio di ricostruzione materiale e poetica dei luoghi distrutti dal sisma.

Nel febbraio del 2019, i suoi capolavori entrano a far parte ufficialmente della collezione di arte contemporanea dei Musei Vaticani, partecipando alla mostra “I Segni del Sacro – Le Impronte del Reale (La grafica del Novecento nella collezione di arte contemporanea dei Musei Vaticani)”, presso i monumentali spazi berniniani del Braccio di Carlo Magno, in Piazza San Pietro. La prestigiosa esposizione è un’occasione speciale annovera, tra gli altri, i capolavori di Edvard Munch, Paul Klee, Otto Dix, Max Ernst, Oskar Kokoschka, Umberto Boccioni, Mario Sironi, Marino Marini, Giorgio Morandi, Felice Casorati, Piero Dorazio, Marc Chagall, Joan Miró, Salvador Dalí, Henri Matisse, Georges Braque, Hans Hartung, Marcello Mariani, Lucio Fontana.

Le opere di Marcello Mariani sono conservate in importanti collezioni d’arte contemporanea, pubbliche e private, in Italia e all’estero (Roma, Milano, New York, Melbourne, Sidney, Ginevra, Amburgo, Napoli, L’Aquila, Pescara). Ottiene ripetuti consensi di critica e pubblico: scrivono di lui testate nazionali ed internazionali (“Il Messaggero”, “Il Corriere della Sera”, “La Repubblica”, “Il Giornale”, “Il Giorno”, “La Voce”, “The Age”, “Il Tempo”, “The Herald Sun”, “D’Ars Agency”, “Il Mezzogiorno”, “Il Segno”, “News Arte Contemporanea”, “Avvenire”, “L’Avanti”, “Il Manifesto”, “Liberazione”, “Arte Mondadori”, “Il Corriere D’Italia”, “Info USA Magazine”, “Milano Press”,

La mostra allestita e coordinata dal Maxxi di L’Aquila  di cui abbiamo parlato ha potuto contare   sul sostegno di Cassa Depositi e Prestiti che, dopo aver permesso di dotare Palazzo Ardinghelli di un sistema di illuminazione all’avanguardia in fibra di carbonio, sponsorizza oggi questa iniziativa e il progetto pilota delle Residenze d’artista che il Museo ha già avviato e che nel 2022 avranno un ruolo di primo piano nella sua programmazione. Fondamentale per la riuscita del progetto, inoltre, l’apporto dell’Archivio Marcello Mariani che custodisce e diffonde il lavoro dell’artista, divulgando non solo la rilevanza storico-artistica dell’opera di Marcello Mariani, ma preservando il ricordo delle qualità umane di un artista che ha tratto profonda ispirazione dalla città dell’Aquila, celebrandone le peculiarità storiche, artistiche e architettoniche.

Valter Marcone

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