Aborto: “Su complicanze i dati del ministero sono sottostimati”

“Sulle infezioni pelviche legate ad aborto indotto, nelle relazioni del ministero c’è una sottostima. Si parla dello 0.3 per mille”. A dirlo è il professor Francesco Noia, docente di Medicina dell’Età prenatale presso l’Università cattolica del Sacro Cuore e direttore dell’Hospice Perinatale del Policlinico Gemelli, in occasione della conferenza sul dossier ‘Aborto: dalla parte delle […]

“Sulle infezioni pelviche legate ad aborto indotto, nelle relazioni del ministero c’è una sottostima. Si parla dello 0.3 per mille”. A dirlo è il professor Francesco Noia, docente di Medicina dell’Età prenatale presso l’Università cattolica del Sacro Cuore e direttore dell’Hospice Perinatale del Policlinico Gemelli, in occasione della conferenza sul dossier ‘Aborto: dalla parte delle donne’, uno studio di Sara Perfori per Pro Vita e Famiglia onlus sui rischi sanitari dell’aborto legale presentato oggi nella sala Caduti Nassirya del Senato.

Secondo i dati del dossier illustrati dal professor Noia in conferenza stampa, le complicazioni globali di un’interruzione volontaria di gravidanza incorrerebbero nel 5.6% dei casi di aborto chirurgico e nel 20% dei casi di aborto farmacologico, mentre le emorragie sarebbero rispettivamente 1/3000 e 1/200. Dati diversi rispetto a quelli del Ministero, che riportano una percentuale di complicazioni pari al 2.7 per mille.
Per Noia, quelli del ministero sono “dati molto sottostimati che peraltro presentano l’aborto fai da te come facile, indolore e sicuro, ma questa è una menzogna”, ha detto in conferenza stampa. Stando ai dati del dossier di Perfori, rispetto all’aborto chirurgico l’aborto farmacologico farebbe aumentare di tre volte il rischio di infezioni pelviche (1/480), di sette volte quello di emorragia (nel 15.6% dei casi), di quattro e cinque volte il rischio di fallimento dell’aborto o di aborto incompleto (18.3% e 6.7% dei casi) e di 14 volte il rischio di residuo in utero (nel 5.7% dei casi).

Nel corso dell’intervista, il docente ha sottolineato anche le possibili conseguenze sul rischio di tumore al seno: “Come si spiega il lavoro del gruppo di Huang sulla popolazione cinese, dove è esploso il tumore del seno ed è esploso anche l’aborto indotto?”. Stando allo studio del 2014, infatti, un aborto indotto aumenterebbe il rischio di cancro al seno del 44%, due aborti del 76% e tre aborti dell’89%. “Se lo studio di Huang dice che man mano che aumentano gli aborti aumenta anche il rischio di carcinoma, allora possiamo avere tutte le nostre idee ma ‘contra factum non valet argumentum'”, ha concluso Noia.
“Bisogna decostruire il mito dell’aborto legale sicuro. L’aborto anche quando è legale è insicuro, comporta conseguenze fisiche e psichiche pericolose e dannose per le donne”, ha ribadito Francesca Romana Poleggi, membro del direttivo di Pro Vita & Famiglia Onlus. “È necessario che le donne sappiano la verità perché in questi 40 anni sono state ingannate sull’aborto e continuano ad esserlo da una narrazione ideologica”.
Anche secondo il senatore Simone Pillon (Lega), intervenuto alla conferenza, “è il momento di ripensare la legge 194”. Per il senatore, “Così come guardiamo con orrore alla Rupe Tarpea, io credo che i posteri guarderanno con orrore a una civiltà avanzata come la nostra che non è capace di accogliere i propri bambini”, ha concluso.
Alla conferenza hanno partecipato anche Lorenza Perfori, autrice del dossier, Maria Rachele Ruiu, membro del direttivo di Pro Vita &Famiglia e portavoce della Manifestazione nazionale per la Vita, e Francesca Siena, presidente del Centro di Aiuto alla vita ‘Ardeatino’ di Roma.

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