Assange. Wikileaks in Colombia: Petro “farà pressione” su Biden

Il presidente della Colombia Gustavo Petro si sarebbe impegnato a “fare pressione” sul capo dello Stato americano Joe Biden affinché si metta fine alle accuse al giornalista e attivista australiano Julian Assange, in carcere in Gran Bretagna dal 2019 e in attesa di essere estradato negli Usa, dove ad attenderlo ci sono condanne fino a […]

Il presidente della Colombia Gustavo Petro si sarebbe impegnato a “fare pressione” sul capo dello Stato americano Joe Biden affinché si metta fine alle accuse al giornalista e attivista australiano Julian Assange, in carcere in Gran Bretagna dal 2019 e in attesa di essere estradato negli Usa, dove ad attenderlo ci sono condanne fino a 175 anni di carcere per reati connessi allo spionaggio. A renderlo noto è stato Kristinn Hrafnsson, il caporedattore della piattoforma Wikileaks che è stata fondata da Assange. Il cronista, di origini islandesi, lo ha comunicato alla stampa al termine di un incontro con Petro e con il ministro degli Esteri colombiano Álvaro Leyva che si è tenuto nel palazzo presidenziale di Bogotà. Su Twitter il profilo della presidenza colombiana ha riferito che il tema al centro della riunione è stata “la libertà di stampa nel mondo”. Hrafnsson, che in Colombia ha aperto un viaggio che lo porterà a incontrare altri leader sudamericani, ha affermato che Petro “aiuterà” Wikileaks “a unire le forze con altri presidenti della regione per fare pressione sull’amministrazione Biden e mettere così fine alle accuse” ai danni di Assange. Il giornalista islandese ha inoltre aggiunto che Petro parlerà dell’estradizione del fondatore di Wikileaks ai leader regionale nell’ambito di un prossimo incontro in Messico. Come evidenziato dal quotidiano El Espectador, il capo dello Stato colombiano sarà nel Paese centroamericano in settimana per partecipare a un incontro dell’Alleanza del Pacifico. Nel corso della conferenza stampa non sono stati fatti riferimenti espliciti a questa occasione. Il rapporto fra Assange e il Sudamerica si è consolidato durante la lunga serie di procedimenti giudiziari che lo hanno colpito a partire dal 2010. L’Ecuador, guidato all’epoca dal governo progressista del presidente Rafael Correa, ha concesso l’asilo politico al giornalista nel 2012 dopo avergli anche permesso di rifugiarsi nell’ambasciata del Paese a Londra, dove Assange è rimasto fino al 2019. In quell’anno l’esecutivo guidato da Lenin Moreno ha revocato la protezione al giornalista, che è stato poi arrestato. Wikileaks, in collaborazione con tre delle più grandi testate giornalistiche del mondo, ha reso pubblici una serie di centinaia di migliaia di documenti riservati che sono serviti a svelare potenziali crimini di guerra e contro l’umanità commessi dagli eserciti americani e britannici in Afghanistan e Iraq, e nel carcere extratrerritoriale statunitense di Guantanamo.

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