In Thailand la stretta sulle norme che regolano la cannabis ha provocato la chiusura di oltre 7.000 esercizi commerciali, dopo che molti proprietari hanno scelto di non rinnovare la licenza. Il rapido ridimensionamento del settore segue la depenalizzazione del 9 giugno 2022, che aveva spinto centinaia di imprenditori ad avviare nuovi punti vendita.
Secondo i dati del ministero della Salute pubblica, al 28 dicembre 2025 i negozi autorizzati a vendere cannabis erano 18.433. Con la scadenza, alla fine dell’anno, delle licenze di 8.636 attività, soltanto 1.339 hanno richiesto il rinnovo, mentre 7.297 hanno chiuso definitivamente. Il totale dei punti vendita operativi è così calato a 11.136.
La stretta normativa ha colpito in modo particolare i piccoli imprenditori, molti dei quali avevano già sostenuto spese ingenti per affitti, ristrutturazioni, attrezzature e manodopera. Le stime parlano di perdite complessive di decine di milioni di baht per investimenti non più recuperabili.
Dietro al cambiamento vi è la nuova linea politica del governo guidato dal partito Pheu Thai, che ha vietato l’uso ricreativo della marijuana, limitandone l’impiego esclusivamente a fini medici e di ricerca. A complicare ulteriormente la situazione è intervenuta una direttiva ministeriale che ha inasprito i requisiti di conformità.
Tra le condizioni più difficili da soddisfare figura l’obbligo di mantenere in sede un medico o un operatore di medicina tradizionale autorizzato e registrato. Molti esercenti, impossibilitati a reperire il personale specializzato, hanno così accelerato la decisione di cessare l’attività.