Le terapie psichedeliche stanno dimostrando la loro efficacia nell’affrontare vari disturbi di salute mentale. Non passa giorno senza che emergano studi o sperimentazioni che confermano quanto per anni è stato solo un’ipotesi di studio.
Ecco 10 fatti per aiutare a capire cosa sono, come funzionano e a che punto siamo.
1. Gli psichedelici non sono tutti uguali – Esistono molecole naturali e semi-sintetiche. Tra le naturali troviamo la psilocibina, presente nei funghi allucinogeni, e la DMT, un composto presente in alcune piante e anche nel corpo umano. Tra le semi-sintetiche ci sono LSD e MDMA, usate in studi clinici per depressione, disturbo post-traumatico da stress (PTSD), dipendenze e disturbi ossessivi.
2. Non creano dipendenza – La psilocibina ha un potenziale di dipendenza bassissimo, persino inferiore a quello della caffeina. Anche gli altri psichedelici classici presentano generalmente un basso rischio di abuso.
3. Benefici terapeutici in poche sedute – In un contesto protetto e specifico per la somministrazione di questi medicinali, con l’assistenza di professionisti competenti in psicoterapia che accompagnino il percorso, è possibile registrare effetti significativi in un numero ridotto di sessioni, spesso superiori a quelli dei farmaci tradizionali, verso cui molte persone sviluppano resistenza.
4. PTSD: cos’è e come si cura – Il disturbo post-traumatico da stress (PTSD) colpisce chi ha vissuto eventi traumatici e può causare ansia, incubi, flashback e depressione. Studi clinici mostrano che la somministrazione controllata di MDMA, in contesti psicoterapeutici adeguati, può ridurre questi sintomi in maniera significativa.
5. Depressione e disturbi resistenti – Circa la metà dei pazienti con depressione e altri disturbi psichiatrici non risponde ai trattamenti tradizionali. Nei Paesi dove sono possibili — come Svizzera, USA, Regno Unito e Australia — le terapie psichedeliche offrono nuove possibilità a chi oggi non ha alternative efficaci.
6. Studi scientifici in crescita – Per la psilocibina sono già stati pubblicati studi di fase II e III sulla depressione resistente al trattamento, mostrando miglioramenti significativi. Dati promettenti arrivano anche su DMT, MDMA e LSD nei disturbi post-traumatici, nelle dipendenze e nell’ansia da fine vita. In alcuni Paesi sono in corso sperimentazioni cliniche per arrivare alla registrazione di molecole psichedeliche come veri e propri farmaci.
7. La Convenzione delle Nazioni Unite del 1971 – È il documento internazionale che disciplina anche le molecole psichedeliche: le elenca in specifiche tabelle per regolarne l’uso e favorirne l’accesso per fini medico-scientifici. Tutte le altre condotte non riconducibili a tali finalità sono passibili di sanzioni penali o amministrative.
8. Cosa è possibile fare in Italia – In Italia non esistono proibizioni esplicite relative alle “terapie psichedeliche”. Esse potrebbero rientrare nelle terapie del dolore previste dalla normativa sulle cure palliative (2010). Inoltre, grazie alle leggi sull’uso compassionevole, i farmaci sperimentali destinati a persone con malattie gravi o resistenti ai trattamenti già disponibili possono essere prescritti da personale medico che si assume la responsabilità della somministrazione (Legge Di Bella del 1996).
9. La prima sperimentazione italiana – La prima sperimentazione clinica italiana su un essere umano con uno psichedelico è avvenuta a Chieti a inizio febbraio: un paziente è stato trattato con psilocibina per depressione resistente. L’accesso avviene su autorizzazione medica, con protocolli rigorosi e supervisione terapeutica, nel rispetto delle normative italiane.
10. Il progetto europeo e il convegno di Chieti – Dal 2024 è attivo il progetto PsyPal, finanziato dalla Commissione europea nell’ambito di Horizon Europe, che affronta le lacune nelle cure palliative esaminando come la terapia con psilocibina possa alleviare il disagio psicologico delle persone affette da patologie terminali, attraverso una sperimentazione clinica multicentrica.
Proprio su questo tema, il 6 e 7 marzo, presso l’Università di Chieti, l’Associazione Luca Coscioni e il Dipartimento di Neuroscienze, Imaging e Scienze Cliniche organizzano il convegno “Psichedelici: ricerca scientifica, realtà clinica, impieghi terapeutici e implicazioni regolatorie nazionali e internazionali”, in collaborazione con ASL 2 Abruzzo, La Sapienza, Tor Vergata e l’Università Gabriele D’Annunzio.
L’incontro sarà un momento di confronto tra esperienze nazionali e internazionali di studi, sperimentazioni, pratiche psicoterapeutiche e questioni regolatorie. Interverranno, tra gli altri: Robert Giovanni Nisticò (Presidente AIFA), Alberto Siracusano (Presidente del Consiglio Superiore di Sanità), Prof. Giovanni Martinotti (prima sperimentazione italiana con psilocibina), Prof. Stefano Sensi (Direttore del Dipartimento di Neuroscienze, Università di Chieti), Rick Doblin (fondatore MAPS, USA), David Erritzoe (Imperial College), Francisca Silva (Psychedelic Access and Research European Alliance) e rappresentanti EMA e di istituzioni sanitarie locali, nazionali ed europee.
Dichiarazione di Claudia Moretti e Marco Perduca, che coordinano la campagna dell’Associazione:
“La crescente letteratura scientifica conferma che, se integrate opportunamente con la psicoterapia, le terapie psichedeliche possono essere efficaci nel curare condizioni difficili o complesse in cui la farmacologia esistente non funziona. Se da una parte è fondamentale che la ricerca continui, dall’altra occorre iniziare a replicare quanto negli USA, Canada, Svizzera e Australia ha dimostrato di funzionare. Non esiste una normativa che proibisca queste terapie innovative: occorre insistere con iniziative di formazione e informazione per creare le condizioni affinché si avviino sperimentazioni cliniche o si applichino percorsi psicoterapeutici psichedelici che hanno dimostrato la loro efficacia. È necessario creare fiducia nella possibilità clinica e legale della loro immediata attuazione.”