Il dibattito sulla protezione del lupo in Italia torna al centro dell’attenzione dopo il voto definitivo dell’Aula del Senato sul declassamento della tutela della specie. Una decisione che, secondo diversi esperti di biodiversità, dovrebbe essere accompagnata da una strategia chiara e condivisa per evitare effetti negativi sulla conservazione della fauna e sulla convivenza con le attività umane.
A sottolinearlo è Valeria Salvatori, ricercatrice e responsabile del progetto europeo Life Wild Wolf, che invita a non affrontare il tema con decisioni isolate o dettate dall’emotività.
“Serve una strategia nazionale sul lupo”
«Quando si parla di tutela della biodiversità e di protezione di una specie importante come il lupo – spiega Salvatori – le decisioni dovrebbero essere prese nell’ambito di una strategia a lungo termine, supportata da dati completi e da piani integrati».
Secondo la ricercatrice, il voto del Parlamento dovrebbe ora tradursi in un piano strutturato nazionale, che in Italia manca da oltre quindici anni.
Una specie tornata dopo il rischio estinzione
Il ritorno del lupo sul territorio italiano rappresenta uno dei più importanti successi delle politiche di conservazione degli ultimi decenni. Da specie quasi estinta, il lupo è tornato a popolari molte aree della Penisola, grazie ai programmi di tutela ambientale e alla protezione prevista dalle normative europee.
Per questo motivo, secondo gli esperti, qualsiasi intervento sulla gestione della specie dovrebbe rispettare alcuni principi fondamentali.
I tre punti chiave per la gestione del lupo
Salvatori indica tre elementi indispensabili per affrontare correttamente il tema della coesistenza tra lupi e attività umane:
- rispettare il quadro normativo europeo sulla tutela delle specie protette;
- rafforzare i programmi di monitoraggio scientifico, condividendo in modo trasparente i dati sulla presenza dei lupi;
- valutare con attenzione l’efficacia dei prelievi selettivi nelle situazioni realmente critiche.
Convivenza con allevamenti e territori rurali
Il tema del lupo resta particolarmente sensibile nelle aree rurali e montane, dove gli allevatori denunciano da tempo predazioni sul bestiame e chiedono strumenti concreti per gestire il fenomeno.
Secondo gli esperti, tuttavia, interventi non accompagnati da misure tecniche e scientifiche rischiano di non risolvere i problemi esistenti.
«È importante – conclude Salvatori – che la decisione presa dal Parlamento sia accompagnata da strumenti tecnici capaci di affrontare questioni complesse come la gestione degli esemplari confidenti o delle predazioni, evitando che tutto si riduca a una decisione politica presa sull’onda dell’emotività».