Il consigliere regionale del Partito Democratico Antonio Di Marco ha attaccato il presidente della Regione Marco Marsilio in merito alla missiva inviata al Quirinale per sollecitare maggiori risorse destinate alla sanità abruzzese. Nella nota datata 14 maggio 2026, Di Marco interpreta l’appello al Presidente della Repubblica come la prova politica del fallimento della gestione regionale.
“L’appello di Marco Marsilio al Quirinale per chiedere più risorse per la sanità abruzzese rappresenta la certificazione politica del fallimento della sua esperienza di governo regionale. Dopo quasi otto anni alla guida dell’Abruzzo, Marsilio ammette pubblicamente di non essere riuscito a difendere la nostra regione nei luoghi dove davvero si decidono risorse, criteri e priorità: il Governo nazionale e la Conferenza Stato-Regioni”, si legge nelle affermazioni di Di Marco.
Il consigliere Pd contesta in particolare la mancata capacità di incidere sulle scelte nazionali: «Incredibile, non è stato capace di battere i pugni sui tavoli romani quando serviva, nonostante la coincidenza politica con la maggioranza nazionale e oggi, dopo essersi fatto commissariare dalla sua stessa filiera politica con le prescrizioni del cosiddetto “Salva Abruzzo”, tenta di scaricare altrove responsabilità che sono tutte interne alla sua incapacità di governo».
Secondo Di Marco, la richiesta di intervento al Quirinale non equivale a un atto di forza istituzionale ma «un’evidente ammissione di debolezza politica». Il consigliere sottolinea due possibili letture: o la giunta non ha saputo costruire una filiera istituzionale efficace per tutelare l’Abruzzo, oppure l’appartenenza politica comune con il Governo non ha prodotto vantaggi concreti per il territorio.
Alla base della critica restano, per Di Marco, le condizioni della sanità regionale: aree interne più fragili, liste d’attesa prolungate e servizi ridotti. “Marsilio oggi scrive al Quirinale perché non è riuscito a farsi ascoltare dal suo Governo. Ed è forse questa la fotografia più impietosa del suo isolamento politico e del fallimento della sua amministrazione”, conclude la nota.