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L’edilizia italiana affronta una doppia sfida: ridurre i consumi energetici degli edifici e limitare il ricorso alle materie prime vergini attraverso il recupero dei materiali da costruzione e demolizione. Nel patrimonio immobiliare nazionale circa il 30% degli edifici è ancora classificato in classe energetica G, con forti disomogeneità territoriali.
Le differenze regionali sono marcate: nel Nord la quota di edifici in classe G si colloca tra il 18% e il 26%, mentre nel Sud e nelle Isole può arrivare fino al 38%. Anche nelle grandi città il patrimonio edilizio mostra ritardi nella riqualificazione: a Roma la percentuale si avvicina al 30%, a Milano si attesta intorno al 24% e a Napoli supera il 36%.
Accanto al tema energetico cresce l’attenzione verso l’impronta materiale delle costruzioni. A livello europeo il settore genera ogni anno oltre 305 milioni di tonnellate di rifiuti da costruzione e demolizione, e il consumo complessivo di materiali nell’Unione supera 1.094 milioni di tonnellate l’anno.
Nel quadro nazionale le attività di trattamento e riutilizzo dei materiali stanno assumendo un peso crescente. Nel 2025 il Gruppo Seipa ha gestito oltre 1,2 milioni di tonnellate tra ingressi e uscite dai propri impianti industriali; circa il 60% dei volumi trattati è costituito da aggregati inerti riciclati (AIR). La produzione di AIR negli impianti del gruppo ha superato le 320 mila tonnellate annue, con un tasso di reimpiego dichiarato del 100%. Dal 2008 al 2025 la produzione di aggregati riciclati è aumentata di dieci volte, trasformando il recupero in una filiera industriale delle materie prime seconde.
Secondo gli operatori del settore, la transizione dell’edilizia non può limitarsi al miglioramento delle prestazioni energetiche degli edifici: è necessario integrare l’efficienza con pratiche che favoriscano l’utilizzo sistematico di materiali a minore impatto ambientale e la riduzione del consumo di risorse naturali.
Il ritardo nella riqualificazione energetica determina costi energetici più elevati, minore competitività del patrimonio immobiliare e il rischio di svalutazione degli asset. Allo stesso tempo, un modello produttivo ancora dipendente da materie prime vergini comporta maggiore pressione sulle risorse naturali, costi logistici più alti e una maggiore esposizione alla volatilità dei prezzi delle materie prime.
Nel modello industriale descritto dagli operatori citati, la quota di materiali provenienti dall’estrazione mineraria vergine è progressivamente diminuita a favore di materie prime seconde certificate, indicando come l’economia circolare sia diventata un elemento centrale per la sostenibilità e la competitività del settore delle costruzioni.