Telemedicina e pacemaker miniaturizzati: nuove strategie per l’anziano fragile

Al Congresso SIGOT/Cariogeriatria a Roma si discute di telemedicina, pacemaker leadless, pacing fisiologico e monitoraggio remoto per l’anziano fragile.

Immagine generata con intelligenza artificiale a scopo illustrativo.

A Roma, riuniti nell’ambito del 40° Congresso Nazionale della Società Italiana di Geriatria Ospedale e Territorio (SIGOT) e del 19° Congresso Nazionale di Cardiogeriatria, esperti hanno messo al centro dell’attenzione strumenti e approcci volti a intercettare precocemente il peggioramento clinico nell’anziano fragile. I lavori, in programma fino al 22 maggio 2026 all’Omnia Hotel Shangri‑La, vedono la partecipazione di oltre 500 professionisti tra geriatri, cardiologi, internisti e operatori sanitari.

Tra i temi principali emersi agli incontri figurano il pacing fisiologico, i pacemaker leadless, la telemedicina, i dispositivi indossabili e il monitoraggio remoto. Queste tecnologie vengono viste come elementi di una strategia integrata per riconoscere precocemente scompensi, ridurre riacutizzazioni e accessi ospedalieri evitabili, e preservare autonomia e qualità di vita degli anziani.

“Accanto alla stimolazione tradizionale, oggi abbiamo il pacing fisiologico, che permette di avvicinarsi maggiormente al funzionamento naturale del cuore” – spiega il Prof. Francesco Vetta – “L’obiettivo è evitare una stimolazione non coordinata, ridurre il rischio di peggioramento della funzione cardiaca e migliorare la qualità di vita, soprattutto nei pazienti anziani con scompenso o disturbi della conduzione. Un altro capitolo riguarda i pacemaker leadless, cioè dispositivi miniaturizzati senza fili, impiantati direttamente nel cuore, senza tasca sottocutanea né elettrocateteri transvenosi. In pazienti selezionati, soprattutto fragili o ad aumentato rischio infettivo, possono ridurre alcune complicanze legate agli impianti tradizionali e avere minore impatto sulla vita quotidiana. I pacemaker leadless rappresentano una delle evoluzioni più interessanti della miniaturizzazione tecnologica: l’assenza di elettrocateteri e di tasca chirurgica può ridurre il rischio di infezioni e complicanze meccaniche in pazienti selezionati. Nell’anziano fragile questo è particolarmente rilevante, perché anche una complicanza apparentemente minore può determinare perdita di autonomia, ricoveri più lunghi e peggioramento della qualità della vita. Inoltre, grazie a telemedicina, dispositivi indossabili e monitoraggio remoto diventa possibile seguire nel tempo parametri clinici e cardiologici, rilevare precocemente segnali di instabilità e intervenire prima della riacutizzazione”.

La digitalizzazione dell’assistenza è individuata come requisito per una continuità di cura efficace: “La telemedicina può diventare uno strumento decisivo per la gestione dell’anziano cronico e fragile, ma solo se viene inserita in un percorso di cura reale” – osserva Alberto Cella, Segretario SIGOT – “Servono professionisti, dati condivisi, Case della Comunità, Centrali Operative Territoriali e integrazione con il Fascicolo Sanitario Elettronico. Quest’ultimo può rappresentare uno strumento essenziale per la continuità assistenziale, a condizione che sia realmente alimentato, accessibile e integrato nei percorsi clinici. Anche l’intelligenza artificiale potrà contribuire a individuare precocemente segnali di rischio, ma solo se alimentata da dati affidabili e inserita in processi clinici governati dai professionisti”. Cella ha messo inoltre in evidenza il rischio che, senza informazioni condivise tra ospedale, territorio, medici di medicina generale, specialisti e servizi domiciliari, “ogni passaggio di cura ricominci da zero”.

Un esempio pratico di medicina predittiva affrontato al congresso è l’approccio all’insufficienza respiratoria nell’anziano ospedalizzato. Il Prof. Filippo Luca Fimognari, Direttore Scientifico SIGOT e coordinatore dello studio Hypoxia Day, ha sottolineato che “l’insufficienza respiratoria è spesso il risultato di più condizioni concomitanti, come scompenso cardiaco, polmonite, BPCO riacutizzata, sepsi, embolia polmonare e può rappresentare un segnale precoce di peggioramento clinico”. Per questo motivo, ha spiegato, è fondamentale riconoscerla tempestivamente, monitorarla e inserirla in una valutazione complessiva del paziente anziano.

I lavori a Roma hanno quindi ribadito l’importanza di integrare tecnologie diagnostiche e terapeutiche con modelli organizzativi e percorsi assistenziali condivisi, formazione degli operatori e azioni per ridurre il digital divide, affinché le innovazioni incidano concretamente sulla gestione dell’invecchiamento e sulla riduzione delle ospedalizzazioni.