UGL Salute: gettonisti diffusi nei Pronto soccorso e allarme burnout tra i medici

UGL Salute denuncia l’uso diffuso di gettoni nei Pronto soccorso e chiede assunzioni, aumenti salariali e misure contro il burnout del personale.

Immagine generata con intelligenza artificiale a scopo illustrativo.

Dati del monitoraggio nazionale FADOI mettono in luce criticità strutturali del Servizio Sanitario Nazionale, confermando fenomeni che secondo UGL Salute contribuiscono alla precarizzazione dell’assistenza. Secondo l’indagine, i medici a gettone risultano presenti in oltre la metà dei Pronto soccorso italiani (54,8%), nonostante divieti normativi.

Il Segretario Nazionale Gianluca Giuliano riconosce l’impegno del ministro della Salute Orazio Schillaci nell’adottare misure e decreti per contrastare l’uso dei gettonisti, ma osserva che «i dati dimostrano che le disposizioni nazionali faticano a tradursi in realtà a livello locale a causa delle resistenze delle singole Regioni, rendendo l’esternalizzazione dei servizi nei Pronto soccorso e l’abuso dei contratti autonomi una toppa peggiore del buco che drena risorse pubbliche, distrugge la continuità terapeutica e svilisce la dignità del lavoro medico e infermieristico».

L’indagine segnala anche una situazione critica sul fronte del benessere del personale: un medico su quattro risulta attualmente in burnout, mentre il 65,4% ha dichiarato di averne sofferto nel corso della carriera. Questi fattori, sempre secondo la rappresentanza sindacale, favoriscono una significativa propensione all’abbandono del servizio pubblico: il 26,4% dei professionisti valuta il pensionamento anticipato e il 20,2% è orientato verso la sanità privata. Giuliano avverte che «la desertificazione dei nostri ospedali pubblici mette a repentaglio la sicurezza stessa delle cure e dei pazienti poiché, proiettando le evidenze scientifiche sul nostro sistema, lo stress accumulato rischia di generare circa 100mila errori sanitari all’anno, un prezzo inaccettabile determinato unicamente da turni massacranti, stipendi inadeguati e scarse prospettive che impongono una reazione immediata».

Per contrastare queste tendenze la UGL Salute chiede l’attivazione di un piano straordinario di assunzioni stabili e l’adeguamento dei salari agli standard europei. Tra le proposte figura la riclassificazione dei reparti di Medicina interna a medio-alta intensità di cura, la riorganizzazione della rete territoriale attraverso le Case della comunità e interventi mirati per garantire la sicurezza del personale da aggressioni fisiche e verbali, con particolare attenzione ai Pronto soccorso.

«Non faremo un solo passo indietro a tutela del diritto alla salute dei cittadini e della dignità dei lavoratori, che sono facce della stessa medaglia, perché investimenti immediati negli organici, nelle tutele per l’incolumità del personale e nella stabilità contrattuale servono per rilanciare il sistema universalistico a tutela dei ceti meno abbienti, nel nome della giustizia sociale», conclude il sindacalista.