Immagine generata con intelligenza artificiale a scopo illustrativo.
Un gruppo di sei associazioni di categoria ha presentato un manifesto che propone l’introduzione di un “Buono Digitale” nella prossima legge di bilancio per favorire la digitalizzazione delle micro, piccole e medie imprese, degli studi professionali e degli enti del terzo settore.
La misura è pensata come uno strumento triennale, di semplice gestione e verificabile nella sua applicazione: l’obiettivo è finanziare investimenti immateriali quali software gestionali, servizi cloud, piattaforme digitali, intelligenza artificiale, cybersecurity, e-commerce, consulenza, formazione e compliance, collegando il contributo alla reale messa in funzione delle soluzioni più che al solo acquisto.
Secondo il documento, il Paese registra un forte ritardo nelle realtà meno strutturate: il 94,7% delle imprese italiane ha meno di 10 addetti, mentre solo il 29,4% delle microimprese tra 2 e 9 addetti utilizza un software gestionale, rispetto al 51,4% delle imprese con almeno 10 addetti. La proposta individua come beneficiarie le imprese con 2-99 addetti, prevedendo un’intensità di aiuto più alta per le realtà più piccole e una premialità per soluzioni “Made in UE”.
La platea stimata è di circa 578mila beneficiari nel triennio; il fabbisogno pubblico indicato è di 3,951 miliardi di euro, con investimenti complessivi attivati stimati in 7,05 miliardi. Il Buono Digitale viene presentato come strumento complementare ai piani 4.0 e 5.0, mirato a intercettare la domanda diffusa di digitalizzazione tra le micro e piccole imprese e i professionisti.
“Il Buono Digitale è uno strumento necessario per portare software, competenze e processi digitali nelle micro e piccole imprese, dove il ritardo è ancora più evidente. L’obiettivo non è incentivare il semplice acquisto di tecnologia, ma la sua reale adozione: soluzioni gestionali, cloud, cybersecurity, intelligenza artificiale e formazione devono diventare leve concrete di produttività. Investire nel software significa rafforzare la competitività delle imprese e dell’intero sistema Paese”, dichiara Pierfrancesco Angeleri, Presidente di AssoSoftware.
“AIIP sostiene attivamente l’iniziativa del Buono Digitale perché molte nostre imprese scontano un divario digitale importante che va superato promuovendo l’impiego di soluzioni ICT ‘Made in Europe’, che garantiscano la proprietà dei dati in un’ottica di sovranità e indipendenza operativa da altri soggetti. Oltre il 99% delle nostre imprese sono MPMI, la struttura economica che sostiene il nostro PIL, permettendoci di rappresentare il quarto paese per esportazioni a livello mondiale. Questo è un successo che dobbiamo continuare a sostenere facilitando e supportando la digitalizzazione delle nostre imprese”, ha aggiunto Giuliano Peritore, Presidente AIIP.
“Il Buono Digitale – sottolinea Fabio Mereu, Vicepresidente di Confartigianato – risponde alle esigenze del 94,7% delle imprese italiane, quelle con meno di dieci addetti, che rappresentano il cuore del nostro sistema produttivo. Le imprese artigiane e le micro e piccole imprese sono già da tempo impegnate nella transizione digitale, investendo in innovazione e competenze, ma necessitano di strumenti semplici e accessibili che ne accelerino il percorso. Auspichiamo che il Buono Digitale possa trovare spazio nella prossima Legge di Bilancio. È una misura di politica industriale capace di sostenere l’adozione concreta di software, intelligenza artificiale, cybersecurity e formazione, rafforzando la produttività e la competitività del Paese. Investire nella digitalizzazione delle micro e piccole imprese significa investire nella crescita dell’intero sistema economico italiano”.
Le associazioni che sottoscrivono il manifesto evidenziano la necessità di strumenti immediatamente fruibili e costruiti sulle esigenze delle piccole realtà per ridurre il divario digitale e potenziare competitività e sicurezza dei dati, con un approccio operativo rivolto all’adozione effettiva delle tecnologie.