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La prima giornata del Consiglio Europeo a Bruxelles si è conclusa con un’intesa raggiunta nelle ore notturne, dopo un lungo stallo che ha trasformato il vertice in un vero e proprio confronto tra posizioni opposte. Il nodo centrale riguardava l’energia e la strategia climatica europea, con una spaccatura netta tra chi intendeva mantenere invariata la transizione Green e chi chiedeva un rallentamento delle politiche sulle rinnovabili. L’accordo finale ha permesso di superare l’impasse iniziale, aprendo anche il dibattito sulla flessibilità economica per gli Stati membri.
La premier italiana Giorgia Meloni ha utilizzato il tema del caro prezzi come argomento chiave per sostenere la necessità di una maggiore elasticità nei vincoli di bilancio, pur nel rispetto delle regole fiscali europee. Sul fronte tecnico, il Consiglio Europeo ha invitato la Commissione ad aggiornare la valutazione degli impatti dell’Ets2, con particolare attenzione alla sua struttura e alle misure di salvaguardia previste. Il testo conclusivo ribadisce l’esigenza di garantire un mercato del carbonio ben funzionante, trasparente e prevedibile, riducendo la volatilità dei prezzi e mitigando l’impatto sui costi dell’energia elettrica, senza però mettere in discussione il ruolo fondamentale dell’Ets.
L’Italia, che ha condiviso la linea con i Paesi Visegrad, ha chiesto aggiustamenti legati alla crisi energetica senza però deviare dagli obiettivi climatici fissati a livello comunitario. Roma non ha richiesto lo smantellamento dell’Ets1 né il rinvio dell’Ets2, ma ha esplorato la possibilità di ottenere un’ eccezione nazionale temporanea, ispirata al modello dell’eccezione iberica del 2023. La posizione italiana sulla flessibilità ha trovato un’appoggio aperto solo da parte della Grecia, mentre la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha richiamato alla prudenza nella gestione dei conti pubblici.
Von der Leyen ha indicato la proroga del regime degli aiuti di Stato per la crisi energetica come l’unica misura immediata disponibile in questo contesto. Sul tema del bilancio pluriennale 2028-2034, Giorgia Meloni ha riunito il gruppo degli Amici della Coesione per promuovere una dichiarazione comune che fissa alcuni paletti considerati imprescindibili per l’Italia. Tra i punti chiave vi sono la richiesta di risorse sufficienti per le priorità comuni e la tutela della Pac, sia nelle risorse sia nelle regole di finanziamento.
La premier ha inoltre ribadito la necessità di contributi equi degli Stati membri alle risorse proprie e ha chiesto uno stop agli sconti sui contributi nazionali. Nonostante le posizioni nette, sul bilancio tutti i leader europei sembrano navigare a vista, mantenendo le proprie distanze. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha infatti nuovamente richiesto nuovi tagli al bilancio rispetto a quelli già previsti nella proposta della presidenza irlandese.
Le prospettive di un’intesa sul negoziato entro la fine del 2026 appaiono al momento incerte, con i leader ancora fermi sulle proprie posizioni iniziali.





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