La cittadina di Oleshky, situata nella regione di Kherson, si trova in una condizione di estrema criticità sul fronte della guerra con la Russia. Quasi duemila persone sono intrappolate in un’area ormai desolata, prive di accesso a forniture di cibo da diversi mesi. Le infrastrutture essenziali sono crollate: l’ospedale locale è praticamente fuori uso, mentre acqua corrente, gas ed elettricità non arrivano più.

Le strade sono costellate dai corpi delle vittime di droni e mine, che restano senza sepoltura a causa delle condizioni belliche. La gravità della situazione è stata evidenziata direttamente da papa Leone XIV durante una telefonata con Vladimir Putin. Il Pontefice ha chiesto a Mosca una tregua per consentire l’arrivo di aiuti alimentari e sanitari e l’evacuazione volontaria e sicura della popolazione civile.

Il caso è stato al centro di recenti rapporti dell’Onu, che descrivono una località occupata dalle truppe russe già nel 2022. Nonostante l’occupazione, restano ancora dei civili, tra cui molti anziani, disabili, fragili e bambini, abbandonati al loro destino. Le Nazioni Unite denunciano che le consegne di cibo sono state gravemente interrotte e che l’ospedale sta esaurendo il carburante necessario per far funzionare i generatori.

Prima del conflitto, Oleshky contava circa 24mila abitanti; oggi la popolazione si è ridotta di oltre il 90%, come confermato da diversi reportage degli ultimi mesi. La località, distante solo otto chilometri da Kherson, si trova su un tratto della cosiddetta strada della morte, una via disseminata di mine dove molti hanno perso la vita o sono rimasti gravemente feriti. Per chi è rimasto, la sopravvivenza è diventata un incubo quotidiano.

Alcuni residenti raccontano di aver passato l’ultima estate mangiando solo una tazza di riso o di grano saraceno al giorno, condivisa con i familiari. La fame ha colpito anche i soldati russi che occupano la zona: diversi abitanti hanno riferito di essere stati minacciati con le armi puntate da militari di Mosca in cerca di un pasto. Amnesty International ha segnalato che russi e ucraini si attribuiscono reciprocamente la responsabilità di questa crisi.

Kiev sostiene di aver tentato di far arrivare beni di prima necessità tramite droni, ma denuncia che le forze nemiche li abbattono e ne confiscano il carico, esercitando pressioni e violenze sulle persone che riescono a raccogliere qualcosa. Il Difensore civico per i diritti umani ucraino ha riferito che Mosca ha ignorato le proposte ucraine per concordare un’evacuazione sicura della popolazione civile. Le autorità russe, dal canto loro, attribuiscono la crisi umanitaria alle operazioni militari ucraine, sostenendo che la località sarebbe sottoposta a un blocco attuato da Kiev.