Il Papa straniero e le divisioni “mimetiche”

Potremmo definirla invidia mimetica o anche mimesi da scarsa fantasia, ma di fatto il Pd segue il conflitto interno del Pdl e si vota, ancora una volta, ad un indebolimento che pare inestirpabile dalla sua prassi.  E anche se ieri  Enrico Letta, vice segretario nazionale del Pd, intervenuto alla Festa Democratica di Padova, ammonisce: ”In […]

Potremmo definirla invidia mimetica o anche mimesi da scarsa fantasia, ma di fatto il Pd segue il conflitto interno del Pdl e si vota, ancora una volta, ad un indebolimento che pare inestirpabile dalla sua prassi.  E anche se ieri  Enrico Letta, vice segretario nazionale del Pd, intervenuto alla Festa Democratica di Padova, ammonisce: ”In questo momento, l’errore più grosso che il Pd può fare e’ regalare a Berlusconi l’immagine di divisione”, non la pensano così tutti ed il documento Veltroni-Fioroni attende, secondo i suoi promotori, “consensi ampi e trasversali”, pur negandosi come nuova corrente ma definendosi “movimento nuovo in grado di rilanciare il progetto di innovazione e riformismo del Pd”. Il punto di partenza dell’iniziativa, come ha spiegato lo stesso Veltroni, è la conclamata crisi di consensi del Pd che, nato con il 34% dei voti,  oggi ne raccoglie meno del 25%,  nonostante la crisi del Pdl. Pertanto, bocciate le ipotesi di alleanze neocentriste o neofrontiste, quelle delle coalizioni con tutti dentro, per i promotori occorre tornare alla vocazione maggioritaria e aprirsi alle forze esterne della società civile. Il documento ormai pronto, è stato sottoposto alla riflessione di chi vorrà sottoscriverlo per essere presentato domenica prossima. Naturalmente Bersani trema e tenta di fare marcia indietro, confermando, ieri sera, nel coordinamento del partito, la linea indicata a Torino, a partire dal nuovo Ulivo, ma rassicurando al contempo la parte della minoranza interna,  che non aveva accolto di buon grado il peso dato dal leader Pd al tema delle alleanze. Dopo la “lettera agli italiani” con il duro no per “sante alleanze” di ogni tipo e grado, ieri Veltroni è tornato a parlare, in una intervista di un’ora, su Repubblica.tv,  spiegando le ragioni che lo hanno spinto a scendere in campo con un’iniziativa politica precisa, un documento e forse un movimento, per tornare allo spirito originario del Pd, quello della vocazione maggioritaria e per il bipolarismo. “Non intendiamo dar vita ad una corrente, ad uno strumento chiuso nella logica della lotta interna, ma ad un Movimento che si proponga il rafforzamento del consenso del Pd e del suo pluralismo, coinvolgendo forze interne ed esterne al partito, tornando ad appassionare energie che si sono allontanate e rischiano di disperdersi e suscitando l’attenzione e l’interesse di settori della società italiana che la crisi politica e culturale del centrodestra ha rimesso in moto”. Queste le parole di Veltroni a cui risponde, da “Porta a Porta” il segretario in carica. Bersani dice che le affermazioni di Veltroni non gli hanno fatto un’impressione “simpatica” “ed aggiunge: “In questa discussione c’è qualcosa di normale e qualcosa di molto meno normale. La cosa normale è che in un grande partito senza padroni si discute, si può essere non d’accordo ma non si viene cacciati per questo. La cosa meno normale è il modo, il tono e il momento perché noi dovremmo occuparci del Paese e non guardarci la punta delle scarpe o fare un pacco dono a Berlusconi. La palla ora sta di là e non è il caso di tirarla in casa nostra”. “Chi ci ha votato alle primarie si aspettava un partito unito, con capacità di iniziativa, non questo cannibalismo tra gruppi dirigenti. Ci prendono tutti per pazzi”, afferma a Repubblica l’ex presidente del Senato Franco Marini che definisce “‘fariseismo’ quello dei ‘movimentisti’ che sostengono di aiutare il partito”. “Chi sta provocando tutto questo – aggiunge Marini alludendo al documento promosso da Walter Veltroni, Giuseppe Fioroni e Paolo Gentiloni – spero si senta sulle spalle un macigno. Il Pd è un patrimonio affidatoci da un milione di elettori”. Inoltre, secondo l’ex leader del Ppi, “la motivazione del documento e della nascita del ‘movimento’ è un pretesto”. “Quale sarebbe – chiede – ? Che alla fiera dei sondaggi il Pd di Bersani tocca il 26%? Voglio ricordare che il 4 marzo 2009 un sondaggio su Repubblica dava al Pd, uscito dalla segreteria di Veltroni, il 22%”. “Ci sono 500 mila disoccupati in più, 650 mila cassintegrati – afferma ancora Marini -: che gli diciamo? Che bisogna tornare al fantasma del Lingotto?”. “Ho mandato a quel paese – fa sapere Marini – chi mi ha chiesto di firmare” il documento di Veltroni. E mentre D’Alema se la prende (ancora una volta) con il sindaco di Firenze Matteo Renzi, per l’attenzione mediatica che gli è stata dedicata e dice:  “E’ sufficiente che un giovanotto dica che voglia cacciarci a calci in culo, che subito gli vengono concesse paginate e interviste”; Sergio Chiamparino, sindaco di Torino, dalle pagine della Stampa avverte: “Lavorare per il rafforzamento del Pd solo all’interno è una scelta debole. Bisogna aprirsi e le primarie dovrebbero essere proprio quel grande momento di confronto di cui c’e’ bisogno”. Per Chiamparino tuttavia bisogna evitare “di dire che per portare avanti le proprie istanze è necessario sfidare il segretario. E’ inutile riaprire la discussione sul congresso. Serve un’operazione politico-programmatica che aiuti ad aprirci a chi guarda con interesse ma anche disillusione, al Pd, così da dare vita al Nuovo Ulivo”. “Il punto non è Bersani – aggiunge il sindaco di Torino -. Può essere che alla fine il candidato più forte risulti lui. Ma, servono primarie aperte”. Al solito, nel Pd ci sono mille voci in nome del pluralismo come valore irrinunciabile, ma anche tanta divisione, che indebolisce i contenuti e disorienta l’elettorato. Prova di ciò è la proposta di un “Papa straniero” da parte di Veltroni (che vede in questo l’equivalente di un Berlusconi di sinistra) e la secca risposta di D’Alema, che parlando alla festa dell’Unita’ di Bologna dice: “Basta dire  che dobbiamo trovare l’uomo della provvidenza, che dobbiamo trovare l’Obama bianco, che dobbiamo cercare un candidato nella società civile, quando la società civile è solo il gruppetto con cui si va a cena. E’ sbagliata l’idea che si voglia il Papa straniero: il papa di solito viene eletto dai cardinali, la classe dirigente non nasce sotto un cavolo”. Sarà, ma certamente, una volta nata, resta incollata ai suoi ruoli, rissosa ed incapace di cambiare, a destra, come a sinistra. Al di là di tutto resta un fatto: dietro l’iniziativa di Veltroni c’è la spaccatura dentro la componente ex popolare del Pd,  che ha dato il via ad una conta interna tra chi ha deciso di seguire Fioroni e chi invece resta con Franceschini, e di fatto con la maggioranza bersaniana. A dimostrazione del livello di tensione raggiunto oggi si sono susseguiti appelli pubblici e privati affinché la discussione venga portata all’assemblea di Area democratica convocata per mercoledì prossimo. Il documento-Movimento infatti rischia di sancire la fine della componente di minoranza guidata da Franceschini. Oggi a scongiurare questo scenario sono scesi in campo anche Pier Luigi Castagnetti e Franco Marini,  convocando tutti gli ex popolari ad una riunione per martedì sera. E mentre in cima ai pensieri di Bersani-D’Alema-Letta-Franceschini-Marini ci sono le strategie per ricucire; mentre Veltroni pensa al “Papa straniero” ed in cima alla sua lista pone Roberto Saviano; c’è anche chi, come Arturo Parisi, bacchetta entrambi gli schieramenti e si chiede, lucidamente, come mai si perde tempo a dividersi e nessuno ha ancora preso un’iniziativa per “sfiduciare Berlusconi in Parlamento”

Carlo Di Stanislao

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