Chi nega la Shoah nega la Vita la Civiltà il Diritto la Libertà e la Verità

Mentre la capsula Fenix riporta in superficie da 700 metri di profondità, a nuova vita, i 33 coraggiosi minatori cileni prigionieri dal 5 agosto al 13 ottobre 2010 delle caverne del deserto di Atacama (quei lavoratori meritano la copertina di “Time”, perché sono la più bella notizia dell’anno per il mondo intero), qui in Abruzzo […]

Mentre la capsula Fenix riporta in superficie da 700 metri di profondità, a nuova vita, i 33 coraggiosi minatori cileni prigionieri dal 5 agosto al 13 ottobre 2010 delle caverne del deserto di Atacama (quei lavoratori meritano la copertina di “Time”, perché sono la più bella notizia dell’anno per il mondo intero), qui in Abruzzo siamo costretti a registrare l’ennesima magra figura in salsa negazionista. E questi non sono scherzi e barzellette. Sarà sufficiente stendere un pietosissimo velo di grafene sulle polemiche alimentate ad arte ed irradiate per un solo preciso motivo: parlare male di Israele e degli Ebrei in occasione della giornata capitolina per la Verità per Israele del 7 ottobre, senza soluzione di continuità da Hitler, passando per Mussolini, per la partita della nazionale italiana annullata a Genova il 12 ottobre 2010 da ultrà nazionalisti serbi, fino ai nuovi “profeti” dell’Iran panislamico europeo? Invece di celebrare Israele, la sua democrazia (la sola) in Medio Oriente, il suo “essere” Stato di diritto in mezzo al caos che regna sovrano tutt’intorno, invece di insegnare ai giovani il “miracolo” di David Ben-Gurion, padre della patria, di un deserto che diventa verde e prospero dove davvero possono scorrere latte e miele. Che cosa accade? In una libera Università pubblica d’Abruzzo si preferisce spargere qualcos’altro sui giovani increduli. In Italia occorre una legge ad hoc, generale ed astratta, ma altrettanto efficace contro chi nega la Shoah. Sembra inutile ribadire ogni volta ci sono state le camere a gas in Europa. Che i forni crematori durante la Seconda Guerra Mondiale hanno industrialmente vaporizzato milioni di corpi, per volontà politica di Adolf Hitler e compagni. Che c’è stato lo sterminio degli ebrei nel cuore dell’Europa. Che la Shoah ha effettivamente avuto luogo. Che non si deve lasciar scivolare il mondo in uno stato psicotico in cui sia possibile insinuare il dubbio che l’annientamento di oltre sei milioni di ebrei abbia avuto luogo. Qualcuno ha giustamente osservato che la risposta a chi nega l’annientamento non può essere una risposta basata su cifre e dati, su documenti, prove, testimonianze. Lo sterminio non è solo una questione di cifre, argomenti o di storia. Uno dei tratti che caratterizzano il negazionismo è quello di ritenere ogni testimonianza diretta di un ebreo una “menzogna” (Hitler definisce l’ebreo un “maestro nell’arte di mentire”) e dunque lo sterminio un’invenzione della propaganda sionista mondiale. Ora, la testimonianza è l’essenza della nostra civiltà giuridica occidentale. Chi sono oggi i negazionisti che mutano pelle? Chi sono quelli che dichiarano che le camere a gas non sono mai esistite? Chi sono coloro che tentano di organizzare ed insegnare una menzogna così enorme? La loro “verità” è quella di Hitler. I negazionisti pensano che Hitler ha fatto quello che ha potuto, ma che la guerra totale contro gli ebrei deve ancora essere portata a termine. Che cosa vuol dire negare che le camere a gas abbiano avuto luogo? Vuol dire assumerne la necessità nel domani, come sostiene una nota filosofa. Magari servendosi delle tecnologie nucleari. La negazione di quel che ha avuto luogo è il “dover essere” dell’antisemitismo assoluto. I negazionisti, cioè gli hitleriani della seconda e della terza generazione dopo la Shoah, sono andati costruendo il luogo della loro negazione nell’ombra propizia dell’accademia di periferia. Hanno approfittato di un atteggiamento eccessivamente difensivo, di un racconto affidato alla memoria, alla testimonianza, all’archivio e al lavoro degli storici. Come se si trattasse solo di passato, non anche, e soprattutto, di futuro. E hanno fatto buon uso dell’argomento della “unicità” di Auschwitz che lo ha relegato ad un indicibile, impensabile e dunque inesistente inferno sulla Terra. Argomento devastante che deve essere rovesciato: è un dovere etico pensare e dire Auschwitz.

I negazionisti odierni, i nazisti universitari, hanno prosperato nelle accademie di provincia, in quelle italiane non meno che in quelle tedesche e francesi, dove il nazismo è stato ed è definito una “follia” a chiacchiere, dove è mancato l’interesse e il bisogno di interrogarsi seriamente sul nazismo come fenomeno politico in trasformazione. Così i negazionisti hanno trovato e trovano complicità, udienza e audience, si avvalgono di un’orchestrazione mediatica senza precedenti, traggono profitto da una politica nazionale e nazionalistica (variante sommessa della politica fascista e nazista) che parla con violenza in tutta Europa, che ha il gusto per il marchio e lo statuto speciale, che punta l’indice contro il diverso, lo sfigato, il rifiuto della società, sia esso straniero sia esso apolide sia esso concittadino. Il nazismo è stato una politica che va ancora indagata e messa a fuoco: questa politica non è passata, superata e separata. Al contrario ha un rapporto di collusione con le politiche criminali. Le camere a gas e lo sterminio degli ebrei d’Europa hanno avuto luogo. Questo luogo non è in questione. Piuttosto in questione è il luogo di chi lo nega: questo può essere il tema di un Master di primissimo livello! Perché un mondo in cui viene messa in dubbio l’esistenza delle camere a gas, è un mondo che già consente la politica del crimine, la politica come crimine. Illustrare con dovizia di argomentazioni pseudo-scientifiche la tesi della Shoah come invenzione e leggenda, solleva definitivamente il problema della possibile risposta legale al negazionismo.
In Italia, com’è noto, la negazione della Shoah non costituisce, di per sé, una forma di reato, diversamente da quanto avviene in altri Paesi, come Inghilterra, Austria o Germania. Sull’opportunità dell’introduzione, anche da noi, di una siffatta fattispecie penale, le opinioni sono divergenti. Non capiamo le riserve riguardo a una tale riforma normativa. Le libertà di pensiero e di ricerca non c’entrano assolutamente nulla. Anche un bambino capisce la differenza tra negare l’esistenza del Duomo di Teramo e contestare la storicità della Shoah. Nel primo caso, si è semplicemente detta una fesseria, nel secondo, si è inteso deliberatamente oltraggiare la memoria delle vittime e dei loro familiari. E si è voluto evidentemente fomentare il ripetersi di atti di violenza e sopraffazione. Il messaggio è chiaro. La legislazione italiana vigente contro l’istigazione all’odio razziale giustificherebbe un procedimento penale, senza concedere quella grande pubblicità gratuita per il condannato, senza dare fiato alle trombe della negata libertà d’espressione e senza stimolare quella non poca solidarietà già modellata, scolpita e sparata su Internet e sulla stampa locale. Molte volte abbiamo visto degli oscuri personaggi diventare delle specie di eroi popolari, almeno in alcuni ambienti, per avere trascorso qualche ora in compagnia di accademici e premi Nobel della materia! Non basta, quindi, invocare una risposta da parte delle Autorità accademiche che, come si sa, possono fare piuttosto poco sul piano disciplinare. Il rischio, infatti, è quello di creare precedenti pericolosi. Bisogna forse vigilare sui contenuti di tutte le lezioni accademiche irradiate su Internet? Qualcuno dirà: basta il web. Ahinoi, arma a doppio taglio. Che fare, dunque? Perché un Ateneo deve essere periodicamente messo alla berlina come un’Università del negazionismo? Qualcuno ha consigliato d’intentare una causa civile per danni all’immagine, chiedendo un risarcimento economico al dipendente che ne infanghi la reputazione. Non crediamo che basti essere colpiti nel proprio portafoglio, per risolvere il problema. In Italia occorre una legge ad hoc, generale ed astratta, ma altamente efficace contro chi nega la Shoah. L’assenza di sentimenti e di empatia verso il popolo ebraico e Israele (ma anche verso la Palestina democratica e i profughi palestinesi), è un film già visto, spalleggiato da ricercatori pronti a riscrivere la storia ad uso e consumo di futuri rivoluzionari (il Gran Califfato?). La vita quotidiana è intrisa di violenza spurgata fuori a ritmi parossistici senza soluzione di continuità. La partita annullata a Genova da pochi facinorosi serbi, è il segnale tangibile dell’estrema debolezza della nostra civiltà occidentale che sa rispondere grazie a Dio, ma solo di rimessa. Il linguaggio pubblico corrente e ufficiale, è intriso di violenza. Le prime vittime sono i giovani e la verità della testimonianza delle vittime che subirono la Shoah. La scienza non può che reagire immediatamente. I ben noti canoni dialettici di matrice marxista e fascista, figli della stessa madre, attingono all’orrida ed oscena accademia negazionista, espressione di una sottocultura e di un’ideologia politica in cerca d’autore.

Questa violenza contro la verità e contro la testimonianza, chiaramente sotto il candido manto buonista dei canoni scientifici più paludati, genere effetti devastanti e degradanti di forte impatto emotivo su tutti i giovani assetati di conoscenza e di libero pensiero critico. L’aggressività, a volte mielosa ed accattivante, si nutre di ignoranza sotto una densa cortina fumogena di solidarietà e comprensione per il caso umano in specie; è mutevole e ci interroga, com’è naturale che accada, sulla natura del nostro “essere” e del nostro “divenire”. La violenza è multiforme, camaleontica e caotica, alla ricerca di nuove forme di espressione. Ne ricerchiamo vagamente le cause e le radici nei problemi che assillano il mondo, senza soluzione. Di cosa stiamo parlando?
Dei veri guasti e dei grossi pericoli che stiamo vivendo come Civiltà Occidentale e come Stati di diritto, abdicando la ricerca della verità, tra persecuzioni di cristiani e di cattolici in tutto il mondo, decapitazioni, commercio di esseri umani per espianto di organi, genocidi, Hiroshima culturale, guerre e carestie di matrice ignota. Una verità sacrificata sull’altare di poteri oscuri che i negazionisti individuano facilmente nella matrice sionista, rifiutando a priori il confronto scientifico accademico che li farebbe sfracellare al suolo. In Italia e in Europa, senza una legge che condanni la negazione dell’evidenza dei fatti e delle testimonianze, le università si svuoteranno di cervelli. Ma non a causa dei tagli alla ricerca pubblica: siamo ancora sulla scia della peggiore crisi economica dal 1929. Bensì perché l’Accademia italiana sta perdendo una “partita” storica: la sconfitta delle ideologie (fascismo e comunismo) ha lasciato un vuoto cosmico incolmabile nella formulazione di nuovi metodi di ricerca e di analisi scientifica della verità oggettiva fenomenica, laicamente intesa, davvero alternativi rispetto a vecchi modelli marxisti sempre gravidi di sorprese non sempre piacevoli. Chi non è cattolico e cristiano, come reagisce? Come può. L’autoreferenzialità e la pubblicità non hanno nulla a che spartire con la ricerca scientifica. L’assenza preoccupante di premi Nobel italiani dovrebbe insegnare qualcosa perché dimostra a che punto siamo arrivati. Abbiamo toccato il fondo.
L’Olocausto è un fatto storico incontestabile, imbattibile sul piano scientifico. Ma per parlare della storia più terribile dell’umanità (finora), si cerca di negarla proponendo tesi assurde. Il libero approccio accademico è perfettamente legittimo nella misura in cui non violi il patto di fedeltà alla verità. Non del vincitore, ma dell’umanità che ha sconfitto il male sulla Terra nel 1945. E’ legittimo finanziare con soldi pubblici la ricerca di storie alternative? La funzione più nobile di una libera accademia dovrebbe essere quella di stimolare il confronto scientifico finalizzandolo alla ricerca della verità. Senza timore. L’università non è un teatro di scena o di posa. E’ un’agorà della verità. Non si può e non si deve aver paura di studiare la verità, la “X” dove scavare! La Shoah è la più drammatica verità che la razza umana abbia mai affrontato nella sua storia. E’ la chiave di volta per capire di che pasta siamo fatti. La più complessa e vergognosa Storia del mondo. Certamente ancora molto c’è la studiare, analizzare, capire, sviscerare nelle testimonianze, nelle cause e negli intrecci politico-ideologici più o meno oscuri, che ne hanno favorito l’attuazione industriale, manifestando l’orrore dell’inferno sulla Terra.
L’industria nazista della morte di oltre 6 milioni di ebrei (cifra per difetto), senza contare tutte le altre vittime innocenti, non può essere semplicemente liquidata come “oggetto complesso, assurdo, incredibile, impossibile, opinabile”. L’uomo è un essere potenzialmente malvagio. Qui gli extraterrestri, fino a prova contraria, non c’entrano. Hitler era un uomo malvagio. Una mente diabolica è capace di tutto. Anche di peggio. E’ accaduto nella nostra Storia che da una finestra dell’inferno si affacciasse un essere sterminatore che, grazie a Dio, siamo riusciti a ricacciare all’inferno. Viviamo, dunque, in un tempo di pace relativa, per miracolo cosmico. Un tempo per riflettere e fare ricerca. Purtroppo, ahinoi, potrebbe accadere di nuovo. Il problema, dunque, dovrebbe essere quello di concentrare tutti i nostri sforzi nella prevenzione, bloccando all’istante i dittatori del futuro e le loro idee catastrofiche. Una Democrazia come l’Italia deve e può permetterselo. L’università può fornire gli strumenti giusti per farlo, perché quello che conta è non far passare il messaggio, molto più subdolo ed inquietante, per cui la malvagità sia un’invenzione e che ciò che occorre colpire è il vittimismo, una forma di piagnisteo messo in piedi dal perdente che non ha potuto scrivere la storia, perché non sa reagire altrimenti alla sua cattiva sorte. Come Civiltà Occidentale che affonda le proprie radici nella cultura giudaico-cristiana, laica, libera e democratica, non possiamo, non dobbiamo e non vogliamo permetterlo.
Il regime nazista ha ordito la più orribile e scientifica macchinazione di morte per vaporizzare il popolo ebraico sulla Terra (lo sanno anche i nostri vicini cosmici se esistono e se hanno captato le onde radiotelevisive e di Internet) e per seminare l’odio razziale in tutte le altre ideologie della storia. Anche nel terrorismo globale di matrice islamica. Questa è la verità. Ma i giovani ne sono consapevoli oppure, disorientati, pensano che sia soltanto un orribile incubo sionista raccontato dai loro nonni per spaventarli? O la nostra civiltà avrà il coraggio della difesa e della controffensiva (bisogna tutelare il valore assoluto della testimonianza oggi sotto attacco) versus le tesi negazioniste ed oscurantiste, o finiremo di esistere quanto prima. Il diritto, la libertà e la scienza sono patrimonio dell’umanità. E i saperi non possono abdicare al confronto ed alla lotta verso coloro (rispettando la persona) che fanno proprie le tesi che negano la verità oggettiva della storia. I dispositivi portatili aiutano in questo: i media sono accessibili a tutti in tempo reale. Faremmo bene a combattere ogni forma di ideologia maligna sul nascere invece di abituarci alla superfetazione del male. Per quanto raccapricciante possa sembrare il fenomeno, la tv e Internet stanno producendo un effetto perverso sull’umanità: poiché fa più “notizia” il male rispetto alle sovrabbondanti “non notizie” positive, la morale e l’etica personale e pubblica stanno pericolosamente mutando.
Il livello di attenzione è già stato superato? Se non si provano più emozioni verso il nostro prossimo in difficoltà, se l’indifferenza alle sofferenze di una persona prende il sopravvento sul primo dovere di prestare soccorso, se non riconosciamo più le manifestazioni della malvagità umana che sta contaminando tutto il genere umano, allora siamo già a un preoccupante punto di non ritorno che, di fatto, riaprirà prima o poi quell’immonda finestra infernale sul mondo intero, generando altri mostri della storia. Il male non ha vinto finora perché come cristiani (in senso lato) non lo abbiamo permesso. Occorre contrastare il male culturalmente, liberando modelli positivi emulativi nella società, sui mass-media, nell’accademia, nella cultura del lavoro, nella chiesa. Si produrranno effetti a cascata in grado di arginare il profluvio di notizie e talk-show negativi che ammorbano il mondo senza offrire soluzioni ai problemi delle persone. In fondo, il negazionismo lo possiamo leggere come un altro effetto perverso della sindrome di Scampia. Si litiga su tutto in famiglia e poi nella società, nella politica, nelle associazioni, nell’accademia, nella chiesa e finanche nelle istituzioni, proiettiamo quelle frustrazioni che non siamo riusciti a combattere privatamente. L’inventata struggente spiegazione che vogliono farci digerire è sempre questa: la periferia non funziona!
La logica agghiacciante della sindrome di Scampia, può giustificare la cultura antisemita, anti-ebraica, anti-israeliana ed antisionista dominante in Europa e nel resto del mondo? L’espertume accademico inorridirà: il mondo accademico italiano difende la libertà della scienza “periferica”, territoriale. Semmai il problema va ricercato nei tagli del governo alla ricerca che obbligherebbero a percorrere queste vie alternative di visibilità. Ma se i fatti dell’Olocausto sono noti, se il bestiario dei negazionisti è arcinoto, se la degenerazione dell’umanità fu vinta per scelta politico-militare, sconfiggendo l’ideologia nazi-fascista, che cosa bisogna inventarsi per arrestare la piaga del negazionismo? Che cosa può fare l’accademia italiana per sconfiggere il male? Le università di provincia corrono il rischio, in quanto territoriali, ossia lontane dai grandi centri del sapere globale quasi sempre sotto osservazione, di diventare l’utile e sicuro luogo di coltura dei teorici delle nuove rivoluzioni? In tal caso le infezioni dovrebbero essere contenute con un sano piano di quarantena. Non negando la libertà d’insegnamento. Più i giovani vivono nella desolazione, più prevalgono gli istinti primordiali di sopraffazione. E l’anima ha bisogno di valori, punti di riferimento per la giusta rotta. Se non sappiamo dove andiamo, a poco serve l’Inno di Mameli. Dobbiamo impegnarci a risanare le nostre università con la buona ricerca, ripulendole dallo squallore desolante delle finte libertà e verità negate. Perché l’Accademia, soprattutto quella territoriale, è una cosa sola con il mondo della ricerca scientifica internazionale. E’ universale. Dunque, tutto quello che si produce risuona nel mondo nel bene e nel male. I luoghi infetti depressi e fetidi vanno sanati. L’accanimento terapeutico è inutile perché non vi può essere una “scienza di periferia” diversa da quella universale. Ben venga la Riforma dell’Università se premierà la buona scienza della verità e del merito, senza aumentare inutilmente le tasse. Perché l’Università pubblica, come Internet, dovrebbe essere libera e gratuita. La conoscenza non ha prezzo se è al servizio del bene.
Per questi motivi non vi può essere neutralità nella lotta contro la malvagità che alberga nell’Uomo. La neutralità è un’assurda invenzione del negazionismo, una via amorale molto comoda anche tra i media, una pia illusione proditoriamente abusata anche da un certo giornalismo dilettantistico che si è imposto sui quotidiani. Dove sono finite le grandi inchieste finalizzate non alla distruzione della persona, ma all’accertamento dei fatti e delle verità sulla complessa e multiforme realtà in cui viviamo? Oggi tutto è spettacolo, delazione e dietrologia. Per alimentare il male, si è disposti a tutto pur di raccontarlo amoralmente ed asetticamente senza esprimere raccapriccio e disgusto. Eppure certi fatti non si commentano da soli. Un’ipocrisia che davvero non trova giustificazione alcuna. E che prefigura la colpevole assenza di criteri di giudizio e di confronto sulla Shoah, sulla storia del popolo ebraico e dello stato di Israele. In Italia, in Europa e nel mondo islamico, che cosa sta accadendo? Chiaramente le forme e le ragioni politiche di occultamento e di travisamento della verità sull’Olocausto (e sull’utilizzo del famigerato gas Zyklon “B”) fanno parte della storia.
Oggi la parola negazionismo, abusata espressione giornalistica, non rende giustizia alla più perniciosa ideologia del XXI Secolo appena iniziato, che amalgamerà nuovamente il male nel mondo. Bisognerà inventare un nuovo termine. Per la cura raccomandiamo una visita al mausoleo dell’Olocausto in Gerusalemme (Israele), lo Yad-Vashem (www.yadvashem.org), unitamente alla visione ed all’ascolto delle testimonianze delle vittime sopravvissute alla Shoah, raccolte nella grande videoteca universale, accessibile su Internet, dell’Istituto (http://college.usc.edu/vhi/) creato nel 1994 dal regista Steven Spielberg (Shoah Visual History Foundation), ed alla scoperta di tutti i campi di concentramento d’Europa.

Nicola Facciolini

Una risposta a “Chi nega la Shoah nega la Vita la Civiltà il Diritto la Libertà e la Verità”

  1. Nicola ha detto:

    Consiglio la visione del film SHOAH di Claude Lanzmann.

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