Tasse: L’Aquila insorge e da Roma arriva la proroga per un altro mese

“Io sono il Sindaco della città terremotata e voi, come me, siete tutti terremotati. Io penso che sia umiliante con i tanti problemi che abbiamo, che noi ogni sei mesi siamo costretti a scendere in piazza”. Così ha accolto la popolazione aquilana il primo cittadino Massimo Cialente alla Villa Comunale dove il Sindaco ha chiamato […]

“Io sono il Sindaco della città terremotata e voi, come me, siete tutti terremotati. Io penso che sia umiliante con i tanti problemi che abbiamo, che noi ogni sei mesi siamo costretti a scendere in piazza”. Così ha accolto la popolazione aquilana il primo cittadino Massimo Cialente alla Villa Comunale dove il Sindaco ha chiamato a raccolta la rabbia e la paura di un’intera città di fronte al rischio di ripagare le tasse tutte insieme ed ora. “Non è possibile – ha proseguito Cialente – che ogni volta che noi organizziamo una mobilitazione, da Roma arriva una carta che dice state tranquilli”.

Le previsioni del primo cittadino, o meglio l’abituale conclusione delle manifestazioni dell’Aquila per le tasse si sono rivelate esatte, perché nel tardo pomeriggio è arrivata la notizia della proroga della scadenza per la restituzione delle tasse al 31 dicembre.

“E’ ufficiale. Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha firmato poco fa l’ordinanza di proroga.Tale provvedimento – ha annunciato Gianni Chiodi – andrà a coprire il lasso di tempo che va dalla scadenza attuale, fine novembre, all’entrata in vigore della Legge di Stabilità”.

Dunque la Cassandra tricolore, che annunciava l’imminente pena che si sarebbe aggiunta all’esistenza già difficile della popolazione aquilana, si è sbagliata. Ma ciò non toglie che è solo per un mese, trattandosi di un decreto e non di una legge organica che può porre termini lunghi e precisi. Comunque sia, quello che già oggi il Sindaco e la gente in piazza gridava è che L’Aquila non è più disposta ad accontentarsi delle briciole.

Il boccone che gli aquilani proprio non riescono ad inghiottire è quello della disparità di trattamento tra le diverse città colpite da eventi catastrofici, come in Umbria e Marche.

“A differenza degli altri – ha detto Cialente – siamo stati chiamati a ripagare le tasse dal primo gennaio. Abbiamo chiesto di essere trattati come gli altri, di restituire il 40%. Vogliamo pagare, ma dateci tempo di risollevarci”. Diverso trattamento anche per il Veneto, dove “la copertura delle tasse c’è stata, – aggiunge il Sindaco – mentre per l’Aquila avendo fatto un provvedimento senza copertura finanziaria si sapeva già che a novembre avremmo dovuto pagare le tasse”.

Il “risollevarci” a cui alludeva il Sindaco è un rialzarsi collettivo da una situazione che è la metafora di un’ Italia in ginocchio. L’Aquila detiene la medaglia d’oro della crisi. Con una “ricostruzione bloccata almeno da marzo dell’anno scorso”, come ha detto Cialente, una mobilità allo sbando, una popolazione in cerca di luoghi e d’identità e un’economia che non sa che farsene del cartello “il più grande cantiere d’Europa”, L’Aquila “ha 9047 persone che percepiscono indennità di disoccupazione e cassa integrazione e oltre 5000 che hanno perso il lavoro”, come ha spiegato dal palco Umberto Trasatti, segretario provinciale Cigl e delegato oggi pomeriggio di tutte le sigle sindacali locali.

Che il nodo da sciogliere non è solo quello delle tasse l’ha fatto capire bene una parte dell’uditorio, quello del comitato 3 e 32 che era presente per “cercare di far capire – ha spiegato uno dei membri del comitato – che il problema non è solo la questione delle tasse, ma innanzitutto la questione economica nel suo insieme. Certo la città è unita nel chiedere un trattamento fiscale equo, ma non possiamo fermarci per questo. Ci serve una vera ricostruzione subito ed immediata”.

La lotta per le tasse, per il 3 e 32, sarebbe solo un tassello di una serie di questioni per le quali mobilitarsi, ma anche l’ennesima dimostrazione della scarsa coerenza del ceto politico locale.

“Non è che nel momento che si fa la lotta sulle tasse – continua la voce del 3 e 32 – si può assumere la faccia della rivolta e dei capi popolo e il giorno dopo dire invece che è tutto apposto, che è stato fatto un miracolo e ringraziare Gianni letta. Ci vuole coerenza”.

La Villa Comunale oggi era davvero insolita. Sembrava non ci fossero più nemmeno le tante baracchette di legno, che ricordano la precarietà dell’emergenza perenne, quella che tante persone riempiendo una piazza hanno nascosto agli occhi e per un pò anche alla mente.

 

Lisa D’Ignazio

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