Amianto, “il pericolo maggiore per la salute dei cittadini”

Una bomba ecologica latente, nascosta tra i tetti di case, scuole ospedali, oppure nel terreno, o ancora, in tracce, nell’acqua. L’amianto ha pervaso il territorio italiano: 35 milioni di tonnellate, circolano ancora in 65mila siti a rischio. “è una cifra enorme – commenta Edoardo Bai di Legambiente – . Credo sia il pericolo maggiore per […]

Una bomba ecologica latente, nascosta tra i tetti di case, scuole ospedali, oppure nel terreno, o ancora, in tracce, nell’acqua. L’amianto ha pervaso il territorio italiano: 35 milioni di tonnellate, circolano ancora in 65mila siti a rischio. “è una cifra enorme – commenta Edoardo Bai di Legambiente – . Credo sia il pericolo maggiore per la salute dei cittadini”. In Lombardia, i siti a rischio sono 1.200, tredici i casi giudiziari ancora aperti, 3 milioni di metri cubi il materiale ancora circolante. Gli agenti cancerogeni non risparmiano nemmeno l’edilizia residenziale pubblica: sui 170mila alloggi Aler, sono 1.400 gli edifici dove c’è l’amianto. Secondo i dati diffusi dal CoPal, il Comitato regionale prevenzione amianto Lombardia, sono 31.712 le strutture bonificate o in fase di bonifica. Mantova, Brescia e Broni sono le città più ammalate. Nella cittadina pavese si registra il più alto caso di mesotelioma in Italia: 82 casi ogni 100mila abitanti. Colpa dell’eccessiva esposizione lavorativa e ambientale ai veleni della Fibronit, un’azienda che sorge su un sito riconosciuto inquinato dal 1992. Servirebbero tra i 20 e i 30 milioni di euro per bonificare l’area, ma la Regione procede a rilento.

Secondo i dati dell’ultimo Registro mesotelioma di Regione Lombardia, sono gli operai meccanici i più a rischio tumore. Sono 1.037 i casi riscontrati, circa un settimo del totale lombardo. Muore di lavoro il 65% di chi ha passato più di 28 anni della sua vita esposto ai veleni dell’amianto.

Le responsabilità di questa situazione, sottolinea Edoardo Bai, pesano sulle spalle dell’amministrazione regionale targata Formigoni. “Ha condotto politiche folli, non rispettano nemmeno le regole che si sono dati loro stessi”, dice Bai. Un esempio su tutti la realizzazione delle cave in prossimità dei centri abitati, nonostante la normativa regionale dica il contrario. “non c’è mai stato un vero coinvolgimento dei cittadini nelle scelte in questa materia – conclude – e arrivati a questo punto le persone insorgono”. Lo dimostrano le battaglie condotte dal Comitato antinocività di Brescia e gli altri gruppi nati a Broni e a Mantova. Fino a domani il Copal tiene la conferenza regionale sull’amianto, una momento di formazione sulle tematiche di ambiente, salute e lavoro. Domani ci sarà, tra gli altri, l’intervento del procuratore di Torino Guariniello.