Allo stesso modo

Il Guardian scrive venerdì 11 marzo  che Alina, 91 anni, ha iniziato la sua vita da ragazza nell’assedio di Stalingrado  e la sta finendo sotto un altro assedio della sua città in Ucraina allo stesso modo. I vetri delle finestre del suo appartamento sono tutti saltati a causa dei bombardamenti e lei vive nel corridoio  […]

Il Guardian scrive venerdì 11 marzo  che Alina, 91 anni, ha iniziato la sua vita da ragazza nell’assedio di Stalingrado  e la sta finendo sotto un altro assedio della sua città in Ucraina allo stesso modo. I vetri delle finestre del suo appartamento sono tutti saltati a causa dei bombardamenti e lei vive nel corridoio  dell’abitazione. Troppo fragile per essere trasportata  per le scale al rifugio seminterrato  ogni volta che risuonano le sirene di avviso dei bombardamenti. Ogni volta rimane lì. In una condizione di sospensione tra la vita e la morte. Che cosa aspetta Alina e i milioni di  civili confinati nelle città assediate, sotto il fuoco dei missili . Alina aspetta come tutti che cosa non si sa. Forse la sua morte,la morte del suo paese nella resa incondizionata ,forse un accordo di cessate il fuoco.

Siamo già al primo mese di guerra  Russia- Ucraina, che per Vladimir Putin doveva essere una guerra lampo. Una guerra  che potrebbe anche durare a lungo  considerato che in questo scenario geopolitico  ci sono forze che fanno finta di  lavorare per la pace e invece  sanno bene che  la guerra rende moltissimo ai propri interessi  ,a  differenza della pace . Politiche dissennate  agitano  all’interno dell’Europa dunque la “ guerra” ,la guerra calda  che per decenni è stata sostituita dalla guerra fredda che sembrava essere il male peggiore  .  In questa dimensione  nuova,  che sicuramente  cambierà  molte cose e dalla quale sarà difficile tornare indietro, chi paga il prezzo più alto sono le popolazioni civili , in Ucrania come nel resto del mondo. Sappiamo che ci sono ancora  almeno centocinquantasei conflitti locali in tutto il mondo ma sappiamo anche che quello in Ucrania potrebbe  superare il livello di guardia ( es. uso di armi chimiche da parte della Russia, bombardamento anche per sbaglio di un paese aderente alla Nato, uso di armi non convenzionali   come quelle atomiche che pur non  arrivando alla bomba comunque scatenerebbero una guerra mondiale. Il prezzo più alto dunque  in questo mese di guerra è stato pagato dalle popolazioni civili e dalla distruzione di alcune città.

In sostanza è quello che è già capitato  alla popolazione civile in alcuni scenari di guerra  di oggi come Mariupol   , quasi ras al suolo, la cui residua  popolazione al trentesimo  giorno di guerra è senza elettricità, acqua ,medicine e  alimenti. Scenai di guerra di oggi ma anche di ieri.  Di ieri,  come Sarajevo  nella ex Jugoslavia ,Aleppo in Siria,  Groznyj in  Cecenia. In particolare per quest’ultima va detto che  mentre il ministro della Difesa russo Igor’ Sergeev annunciava che circa 1.500 ribelli ceceni  venivano uccisi nel tentativo di lasciare la capitale, l’assedio e la conquista di Groznyj lasciarono la città  così devastata che nel 2003 le Nazioni Unite la proclamarono la  città  più devastata del mondo.  Per fermarci a considerare solo  le atrocità della guerra  negli ultimi decenni senza tener conto di altri assedi famosi nella storia .

Ma appunto cominciamo con gli assedi storici famosi.

L’assedio di Costantinopoli.  Secondo lo storico  Michael Howard «Le mura di Costantinopoli erano sviluppate in altezza, per resistere alla scalata. Le torri di guardia erano ancora più elevate, per dominare la campagna circostante. Ma tutto ciò era anche pateticamente vulnerabile alle palle di cannone, che scrosciavano martellandole alla base». Costantinopoli cadde nel 1453, dopo aver resistito per più di sette secoli all’assalto dell’Islam.

La muraglia di Scipione. Gli antichi Assiri erano costruttori formidabili  soprattutto di complesse galle rie sotterranee  attraverso le quali riuscisvano a raggiungere le nbasi delle fotificazioni nemiche per distruggerle .Oprere complesse  ma anche imponenti come quello che fece Alessandro Magno  che volendo espugnare la città di Tiro nel 332 a.C., costruì addirittura una diga lunga 600 metri per superare il braccio di mare che separava la città dalla terraferma. In questa costruzione furono impiegate tecniche particolari  e forse sofisticate per quel tempo :  piantare sul fondo marino una duplice fila di pali, e poi riempirla accumulando alberi provenienti dal Libano e pietre ricavate dalle vicine rovine. Un lavoro difficile ma anche improbo perchè continuamente sottoposto  al sabotaggio  di nemici esperti subacquei, che si immergevano fino all’ossatura della diga e, armati di scure, ne abbattevano i pali.

Va anche ricordata qui la distruzione di Deprana,  nella parte occidentale della Sicilia,  uno dei forti navali più importanti di Cartagine. Fu l’obiettico  dell’attacco dei romani durante la prima guerra punica (264–241 aC),  nel 249 a.C. Assediata sia a terra che in mare, Drepana riuscì a resistere ai nemici fino al 241 a.C.   .  Nell’assedio di Deprana ci furono fasi alterne.  Le forze cartaginesi sconfissero la flotta romana catturando o affondando novantatrè navi senza perdere nemmeno un uomo . Nel 241 a.C.  però  i romani arrivarono con una flotta più forte e sconfissero i cartaginesi. La fine dell’assedio, dopo otto anni, segnò anche la fine della prima guerra punica.

L’assedio di Salonicco ebbe luogo tra il 1422 e il 1430 e faceva parte dei tentativi degli ottomani di espandere il loro potere in Europa. Il  sultano Murad II muoveva le sue truppe per  punire gli imperatori bizantini della dinastia Paleologo per i loro tentativi di incitare l’esercito ottomano alla ribellione.

L’assedio iniziò nel 1422 . L’anno successi  il comando della città fu ceduto  da  Andronico il Paleologo alla  Repubblica Veneta, che si assunse il compito di difenderla. Uno sforzo immane che costàò molto ai veneziani che nell’assumere ilk controllo della città non si eranoi resi conto di quello cui andavano incontro.

Si scontrò contro la resistenza della setta dei monaci guerrieri Ikkō-ikki, che controllava una rete di fortificazioni, templi e comunità ,l’azione di guerra Ishiyama-Honganji che  ebbe luogo tra il 1570 e il 1580, verso la fine del periodo degli Stati Combattenti in Giappone.  La guerra  aveva come elemento centrale la lotta per la conquista della base Ikkō-ikki, la fortezza-cattedrale Ishiyama-Honganji (nell’odierna Osaka). Mentre Oda Nobunaga, il samurai che voleva unificare il Giappone alla fine del XVI secolo, e i suoi alleati  conducevano  attacchi alle comunità Ikki e alle fortificazioni nelle province vicine,  il resto del suo esercito poneva  l’assedio, bloccando l’accesso e il rifornimento a Ikkō-ikki, . L’assedio terminò dieci anni dopo, nel 1580.

Dodici anni invece durò  l’assedio di Filadelfia  per mano dei turchi ottomani e  segnò la fine dell’ultimo insediamento greco indipendente in Asia Minore. Nonostante la fortezza fosse cristiana, al suo assedio, durato dodici anni, partecipò anche un contingente bizantino. Perchè  teoricamente, Filadelfia apparteneva all’impero bizantino ma era separata dal centro del potere bizantino da un’area controllata dagli ottomani, quindi la fortezza era praticamente indipendente. ( 1 )

Otto anni di assedio .contro il  monastero  fortificato di Solovetsky  dove circa 800 monaci membri di una setta chiamata i vecchi credenti, che si era formata per protestare contro le riforme della chiesa che favorivano l’oppressione feudale e le regole monastiche della servitù,si erano ribellati . L’assedio posto dallo zar russo  andò avanti  dal 1668 al 1676.

I monaci avevano un sostegno popolare, con molti contadini dei villaggi locali e persino soldati russi che contrabbandavano cibo e scorte oltre il blocco. All’assedio nel 1674,  parteciparono oltre 1.000 soldati russi con  artiglieria  contro  i monaci che avevano costruito una serie di nuove fortificazioni. L’assedio terminò a causa del tradimento di un monaco  nel 1676, un monaco che mostrando  ai russi una finestra dove poter entrare causò il  massacro  della popolazione. Solo 60 difensori sopravvissero  all’assalto.

L’assedio di Tripoli ebbe luogo nel 1102, durando sette anni fino al 1109. Fu un tentativo di Raimondo IV, il Conte di Tolosa, di assicurare la Terra Santa durante la Prima Crociata. Per supplire  alla inadeguatezza della sua forza costituita da  appena 300 uomini  Raymond costruì la Cittadella di Raymond de Saint-Gilles nel tentativo di bloccare l’accesso a Tripoli via terra. Il governatore di Tripoli, Fakhr al-Mulk, attaccò la cittadella nel settembre del 1104, bruciando un’intera ala, uccidendo molti franchi e ferendo Raymond al punto che sarebbe morto cinque mesi dopo.

Sul suo letto di morte, Raymond e Fakhr arrivarono ad un accordo, non uno che fermò l’assedio, perché sarebbe stato troppo saggio, ma uno che fermò gli attacchi alla fortezza in cambio dell’apertura delle rotte commerciali con Tripoli. Nel 1108, portare il cibo in città era ancora difficile, molti cittadini fuggivano e i nobili di Tripoli avevano venduto informazioni vitali sulle difese cittadine ai crociati (prima di essere giustiziati dagli stessi crociati per i loro sforzi). Nel 1109, con la città ancora in mano, il re crociato di Gerusalemme arrivò con rinforzi, che alla fine presero la città.

Harlech era il  castello in cui  della regina dei Lancaster .Margherita d’ Angiò, decise di rifugiarsi dopo che  la fazione Lancaster alla fine delle Guerra delle rose  fuggì in Scozie nel Galles. Dopo numerosi tentativi di espugnare questo castello fortificato e difeso da soli cinquanta uomini   nel 1468, Edoardo IV fu costretto a organizzare un esercito di 10.000 uomini per impossessarsi del castello.   Di fronte ad numero  così soverchiante di  assedianti in realtà il castello capitolo non perchè espugnata ma grazie  ad una negoziazione.

Nel 1267, il sovrano mongolo Kublai Khan ordinò al suo comandante Aju di attaccare la città di Xiangyang. Mosse così  un esercito di  100.000 uomini e  5.000 navi contro  le truppe di difesa della città composte da appena  8.000 uomini . Un assedio durato  dal 1267 al  1271 .La città capitolò  perchè  fu colpito un ponte di pietra  che scatenò il panico tra i cittadini che  cercando di aprire un varco per fuggire andaronop incontro al massacro .

L’assedio di Gibilterra fu un tentativo infruttuoso degli spagnoli e dei francesi di impadronirsi della fortezza durante la guerra d’indipendenza americana. Questo assedio non è solo l’evento più lungo a cui hanno partecipato le forze armate britanniche, tra il 1779  al 1783 ma è anche la dimostrazione della sconfitta di inglesi e francesi che dovettero abbandonare l’impresa.( 2  )

Dopo aver ricordato alcuni assedi famosi sia per la durata che per le condizioni di lotta sul terreno va anche ricordato  che  gli sviluppi di quella che i greci battezzarono poliorcètica (l’arte di espugnare una città) hanno finito per influenzare profondamente il progresso tecnologico degli armamenti, anche se, fino all’avvento delle armi da fuoco, gli assalti contro mura e castelli sono stati condotti con armi relativamente semplici: soprattutto arieti e catapulte. E’ risaputo che la tecnica dell’assedio  delle città fu messa a punto dagli antichi romani

Due parole sulla tecnica dell’assedio  inventato dagli antichi romani .Chiamato anche “gatto” o “montone”, l’ariete era una grossa trave di legno, terminante con una testa metallica. Inizialmente sorretto a forza di braccia, fu in seguito montato su carri protetti e gru, per facilitarne il movimento pendolare e quindi la forza di sfondamento. All’epoca romana gli arieti erano affiancati da formazioni di fanteria “a testuggine”, cioè con gli scudi sollevati sul capo degli attaccanti, mentre le prime file e quelle laterali li tenevano in posizione verticale, così da assicurare una copertura uniforme. I soldati camminavano curvi, per far scivolare sugli scudi le frecce, le lance o i massi scagliati dal nemico.

Le catapulte, invece, trovarono ampia applicazione fino al Quattrocento, scalzate poi soltanto dall’impiego dei cannoncini. In età feudale la loro efficacia venne accresciuta grazie a robusti telai su ruote. All’intelaiatura portante e a quella verticale dell’arco era fissata una forte matassa di corda ritorta, collegata a un braccio di legno terminante con un cucchiaio, nel quale si deponeva il proiettile. Il peso di quest’ultimo e la portata dell’arma erano proporzionali alla capacità di torsione della corda che faceva scattare in aria il braccio di lancio.

Le catapulte eseguivano un tiro curvo, mentre per scagliare proiettili o dardi a tiro teso veniva impiegata la “balista”, paragonabile a una sorta di grossa balestra. Gli assedianti usavano talvolta anche proiettili incendiari per costringere i nemici alla resa, mentre dagli spalti delle fortificazioni testuggini e arieti venivano fermati con il lancio di olio bollente e di frecce.

Per chi si difendeva, però, la sicurezza era affidata alla saldezza strutturale e alla disposizione geografica delle proprie fortificazioni. La storia delle fortificazioni permanenti inizia con le mura che Roma costruì nei secoli VIII e VI a.C.: erano dotate di parapetti merlati, fossati esterni, torri e salienti per colpire il nemico sul fianco. Funzioni strategiche importanti ebbero il  Vallo di Adriano  (85 d.C.) e la Grande muraglia cinese : cominciata nel 244 a.C., nel VII secolo già misurava 2.500 chilometri.

Una notevole svolta, sia nelle opere difensive sia in quelle offensive, si determina però con l’avvento delle armi da fuoco, databile in Italia attorno al 1326. Negli assedi sono infatti le bombarde a influenzare l’andamento delle operazioni: tocca infatti alle artiglierie diroccare e distruggere il potere difensivo delle mura e dei ridotti, a loro volta protetti da altre bocche da fuoco. I primi cannoni furono gettati in bronzo o ferro, come le campane.

La storia dei grandi assedi comincia a impoverirsi nel ‘600 e ‘700, a causa dello sviluppo delle armi da fuoco. Inoltre, la nascita dei grandi eserciti nazionali rende il ricorso all’assedio sempre meno utile per la conduzione delle operazioni belliche. Ormai era la guerra di movimento, con i suoi tempi rapidi, ad attrarre gli Stati maggiori e i condottieri. ( 3  )

L’assedio di Candia fu un episodio della  guerra di Candia  combattuta tra Venezia e lìImpero Ottomano per il possesso di  Creta .La città di Candia , capitale dell’isola, subì un estenuante assedio , il secondo più lungo della storia dopo l’ assedio di Ceuta  (1694–1727), durato 21 anni, dal 1648 al 1669 , e terminato con la conquista turca  della città e dell’isola.

E poi l’assedio di  Leningrado  nell’autunno del 1941 quando la città fu  circondata da Sud e da Nord da 31 Divisioni tedesche e dai loro alleati finlandesi. Quella morsa mortale durò 900 giorni, dall’8 settembre 1941 al 27 gennaio del ’44 e costò alla città – la seconda dell’Unione Sovietica – atroci sofferenze e un milione e mezzo di morti. Venne liberata dall’Armata Rossa.  (4 )

Ma veniamo a eventi più vicini a noi

L’assedio di Sarajevo, avvenuto durante la  guerra in Bosnia ed  Erzegovina , è stato il più lungo  nella storia bellica della fine del XX secolo, durato dal 5 aprile 1992  al 29 febbraio 1996.

Sul campo si contrapposero  le forze del governo della Bosnia  che si era dichiarato indipendente dalla  Jugoslavia ,contro l’Armata Popolare Jugoslava  (JNA) e le forze serbo-bosniache (VRS), che miravano a distruggere il neo-indipendente stato della Bosnia ed Erzegovina e a creare la Repubblica Serba di Bosnia  ed Erzegovina .

Si stima che durante l’assedio le vittime siano state più di 12.000, i feriti oltre 50.000, l’85% dei quali tra i civili. A causa dell’elevato numero di morti e della migrazione forzata, nel 1995 la popolazione si era ridotta a 334,664 unità, il 64% della popolazione pre-bellica.

Un’altra città vittima di assedio e distruzione fu  durante  la prima guerra cecena  combattuta tra Russia e  Cecenia  dal 1994 al 1996  e finì con la dichiarazione d’indipendenza della Cecenia dalla Russia e la nascita della  Repubbica Cecena di  Ickeria .

Dopo la campagna iniziale del 1994-1995, culminata con la devastante battaglia di  Groznyi, le forze federali russe cercarono di controllare le varie aree montuose della Cecenia ma vennero respinti dalla guerriglia  cecena e dai raid condotti in pianura, nonostante la preponderante maggioranza di uomini russi, la superiorità negli armamenti e il supporto aereo di cui fruivano. La diffusa demoralizzazione delle forze federali e la quasi universale opposizione dell’opinione pubblica russa riguardo al conflitto, portarono il governo di Boris  El’cin  a dichiarare il  cessate il fuoco nel 1996 e a siglare un trattato di pace  l’anno seguente.

Le vittime civili oscillarono tra le 30.000 e le 100.000 e più di 200.000 feriti; più di 500.000 persone furono costrette a lasciare la loro terra e le città, così come molti villaggi, vennero lasciati in rovina lungo tutto il paese.

Il consigliere di Boris El’cin per i diritti umani Sergej Kovalëv stimò che circa 27.000 civili morirono nelle prime cinque settimane di combattimenti. Lo storico e generale russo Dmitrij Volkogonov  affermò che i bombardamenti russi provocarono 35.000 vittime civili, inclusi 5.000 bambini, e che la grande maggioranza di queste vittime era di etnia  russa. Mentre le vittime tra i soldati non sono conosciute, la parte russa ha ammesso di aver perso 2.000 uomini, uccisi o scomparsi. La battaglia di Groznyj aveva scioccato la Russia e il mondo provocando dure critiche verso la guerra. Gli osservatori internazionali dell’ OCSE descrissero la scena come una “catastrofe inimmaginabile”, l’ex leader sovietico  Michail Gorbacev  definì la guerra una “vergognosa avventura sanguinaria” e il cancelliere tedesco  Helmut Kohl  “pura follia”.   ( 5  )

Nel 2003 le Nazioni Unite  definirono  Grozny, la capitale della Cecenia, la città più distrutta al mondo. Nei dieci anni precedenti a Grozny si erano combattute due guerre terribili tra esercito russo e separatisti ceceni che volevano l’indipendenza della Cecenia dalla Russia. La seconda guerra cecena aveva raggiunto il suo apice durante la battaglia di Grozny (1999-2000), quando la città fu assediata e poi bombardata violentemente dalle forze russe e filo-russe. Le decisioni di radere al suolo Grozny, di usare dei lanciarazzi multipli con bombe termobariche e di colpire i profughi che cercavano di lasciare la città assediata furono prese dall’allora primo ministro russo Vladimir Putin. Putin era arrivato al potere pochi mesi prima, nell’agosto del 1999, e nel maggio del 2000 sarebbe diventato per la prima volta presidente della Russia.

Mark Galeotti, un esperto di sicurezza russa, ha scritto su Fereign  Policy  che, dalla prospettiva russa, quello che dimostrò la seconda guerra cecena fu il valore strategico della brutalità in guerra, quando applicata in quantità sufficienti. Valore strategico significa che la violenza era diventata funzionale a un obiettivo preciso – annullare la resistenza fisica e morale dei separatisti – che a sua volta era funzionale allo scopo finale: riconquistare Grozny e vincere la guerra. Galeotti ha scritto che in Cecenia, così come sta succedendo ora ad Aleppo, la Russia non mostrò imbarazzo per le violenze compiute. Smentì sistematicamente qualsiasi accusa, anche quelle sostenute da prove. ( 6 )

La battaglia di Aleppo è un episodio della  guerra civile siriana , una delle più lunghe e sanguinose battaglie di tutta la guerra.

Iniziata il 19 luglio  2012, ha coinvolto numerose delle organizzazioni  e gruppi armati  nella guerra  civile siriana  ed ha portato alla divisione della città in due parti controllate rispettivamente dal governo (Aleppo Ovest) e dai ribelli (Aleppo Est), trasformandosi sostanzialmente in una guerra di posizione  con vari tentativi di avanzamento da ambo le parti.

Un aspetto che ha reso molto feroce la battaglia è stato il fatto che entrambe le fazioni siano riuscite a tagliare i rifornimenti dalle retrovie nemiche, giungendo quindi ad una situazione in cui tutta la città si trovò contemporaneamente sotto assedio .

Nella seconda metà di dicembre del 2016 le forze governative, dopo aver rotto l’assedio ribelle e grazie anche al supporto dei miliziani curdi, hanno riconquistato interamente la parte est della città.

Le azioni di guerriglia  e guerra di posizione  e i bombardamenti massicci sugli edifici, in quattro anni di scontri, hanno devastato la città. A causa dell’altissimo numero di morti, stimato in almeno 31.000, la battaglia di Aleppo è nota anche come la “madre delle battaglie” e la città stessa è talvolta soprannominata “la Stalingrado di Siria”.

Va ricordato che  la presenza di  milizie Jihadiste  lega  il “modello Grozny” a quello di  Aleppo. Nella seconda guerra cecena fu rilevante la presenza dei jihadisti di al Qaida che andarono in Cecenia nell’ambito del loro progetto di combattere un jihad globale. Lorenzo Vidino, esperto italiano di terrorismo,  ha scritto  sulla rivista specializzata Middle East Quarterly che la maggior parte dei ceceni non condivideva la visione strategica di al Qaida: era vicina a un’interpretazione più moderata dell’Islam e voleva solo l’indipendenza dalla Russia. Ma allearsi con i jihadisti significava avere più possibilità di vincere la guerra. Anche ad Aleppo è successo una cosa del genere. Diverse milizie ribelli, anche quelle non estremiste, si sono alleate con al Qaida per una questione di opportunità. Allora  ha scritto Galeotti, «ogni tentativo di mettere in discussione i metodi russi è stato tacciato [dal governo russo] come un tentativo di proteggere i terroristi  (7 )

Aleppo e la guerra in Siria hanno prodotto 5.5 milioni i rifugiati siriani ospitati  in oltre 130 paesi del mondo – segnala un documento dell’ UNHCR, l’Agenzia Onu per i profughi. Il 70% di loro vive in condizioni di totale povertà, senza accesso al cibo, all’acqua e ai servizi basilari per la sopravvivenza. I soggetti più vulnerabili sono bambini e i ragazzi, il 45% dei rifugiati ha meno di 18 anni, 1.6 milioni di bambini rifugiati hanno meno di 10 anni, fra questi 1 milione è nato in esilio; un’intera generazione segnata che, oltre a soffrire la fame e il freddo, si vede spesso negato anche il diritto all’istruzione.

All’interno dei confini siriani, poi, i bisogni umanitari restano enormi: 6.7 milioni gli sfollati interni, metà dei quali sono lontani dalle loro case da più di 5 anni; oltre 13 milioni di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria e protezione; 5.9 milioni di persone vivono in condizioni di emergenza abitativa. Drammatica anche la situazione sanitaria: soltanto il 58% degli ospedali e il 53% dei centri medici che svolgono servizi di base sono pienamente funzionanti. E comunque, quasi 9 siriani su 10 vivono sotto la soglia di povertà. UNHCR ribadisce l’urgenza di raccogliere fondi per i suoi interventi a sostegno dei rifugiati siriani. Nel 2020, abbiamo sostenuto quasi 800.000 persone in più attraverso l’assistenza economica diretta, per far fronte ai loro bisogni essenziali, ma serve un’azione decisiva, perché nel 2020 solo il 53% dei bisogni sono stati soddisfatti.

Senza vie d’uscita. Dopo 10 anni di guerra in Siria circa 13 milioni di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria. Edifici e infrastrutture civili, compresi gli ospedali, sono stati attaccati ancora nel 2020. Migliaia di persone sono state uccise o ferite e centinaia di migliaia costrette a lasciare le loro case, facendo conquistare alla Siria il triste primato di paese con la più grande popolazione di sfollati interni al mondo, oltre 6 milioni. Oggi la crisi economica e la pandemia stanno ulteriormente deteriorando la situazione.  (8)

La popolazione siriana vive da oltre cinquant’anni sotto il dominio del clan familiare di Assad; le prime manifestazioni di protesta verso questa leadership così lunga iniziano durante la cosiddetta “primavera araba”. Il 15 marzo 2011 le forze di sicurezza di Assad sparano sulla folla a Daraa e Homs, arrestano i bambini che avevano scritto sui muri gli stessi slogan delle primavere arabe, torturandoli e uccidendoli. Da quel momento la rivolta si diffonde in tutto il Paese, dando inizio ad una guerra civile che ormai dura da 10 anni e che ha causato milioni di rifugiati.

A settembre 2021 l’ONU riferiva  che quasi 1,5 milioni di persone vivono in 1.116 campi per sfollati attivi nel nord-ovest della Siria, di questi sfollati il 79% sono donne e bambini e circa 24.162 persone con bisogni specifici.

Ho ricordato gli assedi  di città nella storia antica  e in età più vicina a noi  come  Sarajevo, Aleppo e  Grozny perchè allo stesso modo potrebbe succedere in questa guerra russa ucraina con  la capitale  Kiev. Fonti ucraine, confermano che gli avamposti russi sarebbero stati avvistati nei sobborghi della capitale dell’Ucraina. Se i mezzi corazzati e i soldati dovessero avere difficoltà ad entrare in città, la strategia russa potrebbe scegliere la carta del bombardamento aereo e missilistico per fiaccare la resistenza ucraina e a questo punto Kiev rischia di diventare la Sarajevo del nuovo millennio. Il governo ucraino avrebbe sperato di poter evacuare donne e bambini ma Mosca ha chiuso la possibilità di corridoi umanitari. La situazione nella capitale si fa sempre pesante. I giornalisti sono stati evacuati dagli hotel del centro città, ormai deserto. Quello che si pensava fosse un posto sicuro, il cuore di Kiev, sta diventando  il cuore di un massacro .

Valter Marcone

Photo: Celestino Arce/NurPhoto.com

(1) Fonte  https://ichi.pro/it/gli-assedi-piu-lunghi-della-storia-121913087683064

( 2  )https://it.mydailyselfmotivation.com/articles/history-fact-fiction/10-of-the-longest-sieges-in-history.html

( 3  )  Fonte  “All’assalto”, di Massimo Ferrari e Alessandra Cattaneo, pubblicato su Focus 20.https://www.focus.it/cultura/storia/assedio-guerre-antiche-moderne

( 4) https://www.ana.it/lalpino/l-assedio-pi-lungo-della-storia-2011-11-24/

( 5  ) Fonte wilkipedia

( 6)  https://www.ilpost.it/2016/10/02/battaglia-di-grozny-aleppo/

( 7)  https://www.ilpost.it/2016/10/02/battaglia-di-grozny-aleppo/

(8)https://www.repubblica.it/solidarieta/profughi/2021/03/14/news/siria-292167892/

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