Save the Children ha chiesto un impegno internazionale immediato per contenere un nuovo focolaio di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo e per sostenere le famiglie e i bambini più esposti. L’Organizzazione afferma che il sistema sanitario locale, già sotto forte pressione, ha tardato a individuare il contagio e non è attrezzato per impedirne la diffusione.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, dall’inizio della nuova epidemia, due settimane fa, sono stati segnalati circa 500 casi sospetti di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo, di cui 130 mortali. Save the Children sta predisponendo un intervento su larga scala per rafforzare i sistemi sanitari locali e assistere le comunità colpite.
L’epidemia presenta criticità particolari: si tratta di un ceppo diverso da quello osservato in precedenti focolai nella provincia, e i test specifici per il ceppo Zaire non avevano inizialmente dato esito positivo. Quando è stato identificato il ceppo Bundibugyo, la malattia si era già diffusa in più aree, rendendo necessario recuperare il tempo perso nelle operazioni di contenimento.
I bambini risultano particolarmente vulnerabili durante le epidemie di Ebola: oltre ai rischi sanitari diretti legati all’infezione, sono esposti a traumi, sfruttamento e stigmatizzazione. L’elevato tasso di mortalità può lasciare molti minori senza uno o entrambi i genitori e aumentare il rischio di isolamento o abbandono.
La nuova epidemia si inserisce in un contesto di conflitto e crisi umanitaria prolungata: nel Paese si registra un forte aumento delle violenze e una situazione di emergenza che ha causato milioni di sfollati. Attualmente quasi 5,6 milioni di persone risultano sfollate, tra cui circa 2,5 milioni di bambini, e 15 milioni di persone necessitano di assistenza umanitaria.
Per intervenire sul terreno Save the Children fa leva sulla propria presenza storica nel Paese: opera nella Repubblica Democratica del Congo dal 1994 e collabora con 13 partner locali, oltre a lavorare insieme ad altre organizzazioni internazionali e autorità governative. Le attività dell’Organizzazione sono concentrate in province orientali particolarmente colpite dalla crisi (Nord Kivu, Sud Kivu e Ituri) e in altre aree come il Kasai, il Kasai Orientale e Lomami, con programmi che riguardano salute, nutrizione, istruzione, protezione dell’infanzia, sicurezza alimentare e servizi igienico-sanitari.
Save the Children sottolinea la necessità di misure pratiche per fermare la diffusione del virus: informazione sulle pratiche di protezione personale, riduzione dei contatti, prevenzione e controllo delle infezioni nelle strutture sanitarie e fornitura di materiali essenziali come cloro e disinfettanti. L’Organizzazione invita la comunità internazionale a mobilitarsi per fornire attrezzature, squadre sul campo e risorse necessarie a tutelare i bambini e le famiglie e a contenere l’epidemia.