“Sul futuro delle Terme di Caramanico il tempo perso dalla Regione fra procedure e percorsi impossibili sta facendo un vero e proprio lavoro da “killer”, consumando giorno dopo giorno le speranze di rilancio di un giacimento sanitario, culturale e turistico fondamentale, che per oltre un secolo ha rappresentato il motore economico e sociale di un intero comprensorio. Urge riprendere i lavori in Commissione Ambiente e territorio rimasti sospesi la primavera scorsa. L’ennesimo stallo a cui assistiamo è inaccettabile ed è doppiamente grave alla luce delle risposte giunte da AreaCom alle mie formali richieste di chiarimento”, dichiara il consigliere regionale e vicepresidente della II Commissione, Antonio Di Marco, che stigmatizza la gestione della vicenda termale alla luce degli ultimi riscontri.
“Dalle carte e dalla replica ufficiale del Direttore Generale di AreaCom alla mia richiesta di informazioni, emerge un quadro sconcertante: l’Agenzia regionale conferma infatti che dalla Regione Abruzzo non sono mai giunte direttive, soluzioni alternative o una diversa pianificazione formale. In sostanza, l’Ente regionale sta svolgendo il ruolo di mero spettatore, limitandosi a constatare una presunta impossibilità di azione invece di esercitare quella regia attiva che la legge e la tutela del territorio gli imporrebbero e che si era impegnato ad assolvere di fronte al Consiglio, trasformando in confronto la mia richiesta di interventi contenuta nella risoluzione dell’inverno scorso. Si continua a lasciare separata la procedura di concessione delle acque minerarie da quella di alienazione degli immobili, alimentando il rischio concreto di uno spezzettamento tra la titolarità delle sorgenti e la disponibilità delle strutture, con danni incalcolabili sulla funzionalità del complesso.
Le manovre e le strade per agire ci sono sempre state. L’ho dimostrato con la risoluzione che ho presentato in Consiglio Regionale, grazie alla quale si era aperto un importante spiraglio di lavoro in Commissione Ambiente e Territorio, dove il caso Caramanico è stato analizzato nelle sedute del 24 febbraio e del 10 marzo scorsi. Inoltre, nonostante le procedure in atto e la presenza accertata di soggetti privati interessati che hanno effettuato sopralluoghi e manifestato attenzione per l’acquisizione e la riapertura del polo termale, tutto è rimasto sospeso e paralizzato in attesa di un groviglio di rinvii e scadenze. Tutto questo, però, torna a essere inerzia, una posizione ingiustificabile e inopportuna visto il valore dell’impianto. Per questo motivo ho inviato un sollecito formale, facendo seguito alle mie precedenti note, per chiedere con assoluta urgenza la convocazione di un’ulteriore seduta della Commissione con le audizioni dei soggetti chiave del territorio, per la ripresa del dibattimento. È indispensabile e indifferibile ascoltare i vertici di A.C.A. S.p.A., Terme Inn Popoli S.r.l., Terme di Torre Canne S.r.l., unitamente ai Sindaci dei Comuni di Caramanico Terme e Popoli Terme. Alla luce dei recenti sviluppi legati alla procedura di AreaCom per la concessione delle acque, occorre un confronto istituzionale immediato che permetta di acquisire tutti gli elementi conoscitivi, valutare le prospettive future e salvaguardare il tessuto economico e occupazionale della Valle dell’Orta e dell’intera area interna.
Vogliamo risposte chiare sugli indirizzi che la Giunta intende adottare ora che si sono concluse le ultime fasi di gara e di asta, e pretendiamo di sapere se si ritenga davvero compatibile con il buon andamento amministrativo affidare le acque a un soggetto terzo svincolato dalle strutture ricettive. Non resteremo a guardare mentre si lascia morire un patrimonio pubblico e un’economia d’area che da sei anni è in ginocchio. La Regione Abruzzo deve tornare ad essere un attore protagonista e propositivo, non un freddo registratore di fallimenti”, conclude red.ab Di Marco.